PESCARA - «Decenza vorrebbe», dice Franco Cambi presidente della Cna abruzzese. Decenza vorrebbe che si tagliassero i costi della politica, gli stipendi, i privilegi, le indennità di carica, che si eliminassero i vitalizi maturati dopo un pugno di anni di contribuzione e che si incassano a partire dai 60 anni negli stessi istanti, nella stessa Italia che sta innalzando l'eta pensionabile delle donne a 65 anni. «Per decenza» i consiglieri regionali, i presidenti di giunta e consiglio, i capigruppo e tutta la classe politica dovrebbe dare un taglio alle prebende. «Sennò vorrà dire che la politica predica bene quando si tratta di parlare degli altri, e razzola male quando si tratta anche solo di sfiorare il suo portafoglio». Per il presidente dell'Artigianato e della piccola e media impresa non solo è necessario, è indispensabile in una Regione ridotta in macerie fare un atto di buona volontà: «Di fronte a un Abruzzo in cui la cassa integrazione guadagni è cresciuta del 1.300% in appena dodici mesi (e ieri la Sevel ha annunciato altre tre settimane di cig), in cui 29 mila famiglie possono mangiare ogni giorno solo grazie alle collette promosse dal Banco alimentare, in cui crescono le nuove povertà, nell'Abruzzo del dissesto dei conti regionali e del maxi debito della sanità, in cui imprese e famiglie sono poste di fronte all'assurda prospettiva di pagare nuove tasse, di fronte a un Abruzzo così conciato, decenza vorrebbe che la classe politica decidesse di tagliare qualcuno dei tanti privilegi di cui gode». Soprattutto ora che anche la Chiesa si appella alla moralizzazione della politica.
E il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, incalzato dai giornali, ha insediato la commissione incaricata di studiare i tagli ai costi della politica. Sei i funzionari e i dirigenti che compongono il gruppo di lavoro (Giovanna Colangelo della direzione legislativa, Paolo Costanzi della direzione amministrativa, Rosa Gabriella, Giovanni Giardino, Tiziana Grassi e Wanda Sebastiani) che dovrà procedere, così come recita la delibera «ad una puntuale analisi, valutazione e revisione della legislazione vigente attinente il trattamento giuridico ed economico dei consiglieri regionali e il costo per il funzionamento dei gruppi consiliari allo scopo di pervenire alla formulazione di proposte normative per il riordino della materia». La Regione quindi intende mettere mano non solo agli stipendi dei consiglieri (ma non ai vitalizi, anche se c'è depositata una vecchia proposta di legge di Fabrizio Di Stefano di An), ma anche ai costi dei gruppi consiliari, un'altra vergogna regionale. Ogni gruppo infatti ha diritto ai sensi di una legge del '72 a 750 euro per il suo funzionamento e a 516,46 euro per ogni singolo componente. Esempi pratici: ogni mese il gruppo Pdl alla Regione, composto da 24 consiglieri, incassa 13.145 euro senza contare lo stipendio forfettario del suo capogruppo che è di 15.037 euro. Il Pd solo per il gruppo consiliare di sei componenti incassa 3098,76 euro, l'Italia dei Valori 2.582,3 euro e poi a ruota vengono tutti i gruppi monodose in cui i capigruppo mettono in tasca anche i compensi del gruppo consiliare pari un totale di 15.478 euro. Naturalmente la commissione lavorerà a una proposta che poi dovrà essere esaminata da commissione e consiglio regionale, che dovrà trovare consenso e che quindi non marcerà velocissima. Nel frattempo è partita la raccolta di firme per sostenere la proposta di legge di Sinistra critica che mira a ridurre gli stipendi dei consiglieri regionali abruzzesi per equipararli a quelli dell'Umbria, e si tratta di un taglio del 50 per cento, con trecento firme già raccolte all'Aquila in pochi giorni.