L'AQUILA. Il no è ormai tombale. Una decisione, quella del comitato di settore del Ministero dei beni culturali, che sembra aver sorpreso solo l'amministrazione comunale che contava ancora di poter "riaprire la trattativa" sul passaggio della metropolitana lungo via Roma, fino all'incrocio con viale Duca degli Abruzzi. Un no che lascia davvero pochi spazi di manovra al sindaco Massimo Cialente che dovrà ora scegliere tra lo smantellamento dell'opera - i cui lavori sono fermi da tempo - e un cambio di percorso che lui stesso bolla, però, come «ingestibile e drammatico dal punto di vista dei costi e dei ricavi».
Cialente per ora si limita ad affermare che «il suo compito è quello di difendere gli interessi della città e che sta già compiendo i passi necessari per salvare il salvabile». Per il resto, o meglio sulla strada che il Comune intende percorrere per uscire da una situazione sempre più "capestro" per la città, solo un «no comment». Ma l'impressione è che a palazzo Margherita si confidava, oltre misura, nella possibilità di riaprire la conferenza di servizi sul tracciato di via Roma. Così aveva inteso, basandosi sulla sentenza del Consiglio di Stato, il sindaco che - dopo alcuni colloqui a Roma - aveva richiesto all'Università uno studio per valutare gli effetti, sui palazzi sottoposti a vincolo, delle vibrazioni provocate dal passaggio della tramvia. Uno studio (ancora da fare) che - così come lo stesso Cialente puntualizza - sarebbe stato accompagnato da una scheda tecnica. Il tutto per ribadire che l'unico tracciato tecnicamente ed economicamente possibile era quello di via Roma-viale Duca degli Abruzzi-Fontana Luminosa. «Questa era l'unica possibilità per completare l'opera senza scapicollare la città» aggiunge Cialente. «Via XX Settembre e viale della Croce Rossa non sono gestibili. La definitiva e inaspettata bocciatura del Comitato di settore, arrivata prima ancora di poter presentare le carte, mi induce ora a promuovere azioni che devono restare riservati. In questi due anni abbiamo cercato, per continuità amministrativa, di salvare quest'opera fallimentare e pasticciata. Ma la città non può subire il danno di dover anche rimborsare i soldi allo Stato». Un danno che potrebbe materializzarsi nella richiesta di restituzione dei fondi (13 milioni di euro) finora erogati. E in ballo ci sono anche le richieste avanzate dalla Cgrt a cui il Comune ha revocato l'apppalto. Questo il primo rebus, a fronte di uno smantellamento che appare quasi inevitabile, che Cialente dovrà risolvere