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Pescara, 28/04/2026
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Data: 19/03/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Pensioni, sistema in equilibrio». Il presidente Mastrapasqua presenta la relazione sull'attività dell'istituto. Fini: serve un patto generazionale

Inps in attivo per 11 miliardi. Sacconi: non è il momento delle riforme

ROMA L'Inps ha i conti in ordine e il sistema previdenziale italiano è in equilibrio. L'indicazione data dal presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua nel presentare la prima relazione annuale dell'istituto, è stata raccolta dal governo che - per bocca del ministro Sacconi - ha escluso la possibilità di riforme pensionistiche almeno nel breve periodo. Mentre il presidente della Camera Fini ha detto che, in una prospettiva meno immediata, bisogna pensare a un patto tra le generazioni, per riequilibrare lo Stato sociale.
Dunque da quest'anno l'Inps affianca al tradizionale rapporto fatto di numeri una relazione che vuole collocare l'attività dell'istituto in un contesto più ampio, ed evidenziare quindi la sua presenza nella società italiana. Presenza che tocca i 19,3 milioni di lavoratori assicurati e i 14 milioni di pensionati, ma anche altri cittadini interessati ad esempio dalla prestazioni di carattere assistenziale.
In queste settimane poi è al centro dell'attenzione l'erogazione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria: gli esborsi sono cresciuti in conseguenza del cattivo andamento del ciclo economico, ma restano comunque al di sotto dei picchi toccati negli anni Ottanta.
Dal complesso di queste attività, in parte finanziate con l'intervento diretto dello Stato, in parte dai contributi versati da lavoratori e imprese, esce per il 2008 un saldo attivo di 11 miliardi, in crescita di circa il 60 per cento rispetto all'anno precedente. Il miglioramento si spiega con il buon andamento dell'economia nel periodo precedente al precipitare della crisi mondiale, che ha portato ad allargare la base degli iscritti italiani e stranieri (questi ultimi sono ormai quasi 2 milioni).
Ma hanno influito positivamente anche la lotta all'evasione e all'elusione contributiva, che ha dato il suo contributo all'incremento delle entrate, e le nuove regole pensionistiche entrate in vigore all'inizio dello scorso anno.
Anche su questi numeri, oltre che sulla considerazione dell'attuale fase economica e sociale, si è basato il ministro del Lavoro Sacconi per sostenere che per le pensioni «non è il momento delle riforme strutturali, che aggiungerebbero insicurezza a insicurezza». E questo a suo avviso vale anche per l'età pensionabile per le donne. Più articolato il ragionamento del presidente della Camera Fini. Il quale ha notato che «destinare più risorse pubbliche per le politiche del lavoro sarà più agevole se le forze sociali condivideranno un nuovo patto generazionale, in cui si accetti di lavorare più a lungo in cambio di un welfare più in sintonia con le odierne esigenze della società».

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