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Pescara, 28/04/2026
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Data: 20/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Medicine, oggi scattano gli aumenti dei ticket. Per ogni ricetta si pagherà da 50 centesimi a 4 euro. Rimangono alcune esenzioni

PESCARA. Ticket per le medicine più cari da oggi in Abruzzo. Scatta da questa mattina l'aumento disposto dal commissario della sanità, Gino Redigolo, nominato dal Governo in seguito al mancato rispetto da parte della Regione del piano di rientro del deficit sanitario concordato con Roma. In particolare, Redogolo è dovuto intervenire perché in Abruzzo si è sforato di circa un punto il tetto massimo per la spesa farmaceutica: il limite fissato dal ministero della Salute è del 14% della spesa sanitaria complessiva, nel 2008 la spesa farmaceutica è arrivata a quasi il 15%. Vediamo gli aumenti.
Per ogni medicina prescritta, il cui prezzo al pubblico sia uguale o inferiore a 5 euro, l'assistito è tenuto a corrispondere una quota fissa pari a 0,50 euro sino ad un massimo di 1 euro a ricetta.
Per ogni pezzo prescritto il cui prezzo al pubblico sia superiore a 5 euro, deve essere corrisposta una quota fissa pari a 2 euro sino ad un massimo di 4 euro a ricetta.
Non pagano il ticket i cittadini rientranti nelle categorie già oggi beneficiarie di esenzione e, per le medicine legate alla cura delle patologie, coloro che sono affetti da malattie croniche e rare.
La quota di compartecipazione non si applica ai farmaci generici che si adeguano al prezzo di riferimento regionale.
L'assessore regionale alla sanità, Lanfranco Venturoni ha sottolineato che sono state tutelate la fasce più deboli e dei malati cronici «che non avranno disagi» alla luce della conferma delle esenzioni, e che gli aumenti sono minori di quelli disposti da tempo in altre regioni.
Venturosi avvierà consultazioni sull'appropriatezza delle prescrizioni perché nel 2009 la spesa farmaceutica rientri nei parametri confermando l'agevole accesso ai farmaci da parte dei pazienti.
Intanto sul debito della sanità si registra l'intervento del presidente Apindistria-Confapi della provincia dell'Aquila, Luciano Marifiamma, che si complimenta con l'assessore regionale alla sanità Lanfranco Venturoni per aver attivato «le procedure per chiudere, lasciando presidi sanitari, sei piccoli ospedali».
Ma per Mari Fiamma questo deve essere solo l'inizio: «Per arginare il debito ed evitare che aumenti, è necessario che si chiudano dai 15 ai 20 ospedali piccoli e non produttivi. Questo dai dati in nostro possesso. E poi serve adottare rapidamente le soluzioni».
Il presidente di Apindistria-Confapi della provincia dell'Aquila ricorda che tre anni fa l'associazione aveva detto a chiare note quale che solo con la chiusura degli ospedali si sarebbe bloccata la spesa sanitaria che ha raggiunto il 90% del bilancio regionale e che azzera le risorse da dedicare allo sviluppo.
Secondo Mari Fiamma, «chiudendo gli ospedali, ci sarà la riduzione della spesa sanitaria, si eviterà un nuovo aumento della tasse e si potrà trasferire il personale nei nosocomi dove c'è carenza di personale. In tal modo, si valorizzerebbero le eccellenze della nostra regione».
«Ci auguriamo che i fondi risparmiati vengano destinati all'economia reale per arginare la drammatica crisi in atto. Bisogna ricordare», conclude il presidente della Confapi, «che le aziende abruzzesi sono in ginocchio anche per l'aumento dell'Irap nel 2007, sempre il buco della sanità».




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