ROMA. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, boccia le misure anticrisi del governo e prevede una flession del Pil tra il 3 e il 4% per quest'anno con un segno negativo anche nel 2010. Ancora più negative le nuove stime dell'Ocse - secondo le anticipazioni del ministro degli Esteri della Slovenia, Mitja Gaspari - che prevedono per l'Italia una flessione del 4,2%, superiore al -4,1% della zona euro.
Epifani sollecita Berlusconi «a cambiare registro perché fino ad ora non c'è niente da fare. Posso dire 20 più 30 più 70, ma i soldi impegnati esattamente nel triennio sono 16,2 miliardi». Di cui 12 destinati alle banche, 3,2 per quest'anno, 1,6 per l'anno prossimo. «Cioè, niente» commenta il leader della Cgil mentre il Paese «è fermo»: «Onestamente al netto dell'intervento previsto per le banche, per il resto non c'è assolutamente nulla».
La Cgil contesta l'atteggiamento del governo «che nei fatti ha dato a vedere che sottostimava la crisi» e che ha poi prodotto le misure contestate. A partire da quelle - «all'ultimo minuto e male, con pochi soldi» - per il sostegno al settore dell'auto «con il governo diviso per mesi» tra chi voleva aiutare la Fiat e chi no, mentre intervenivano «tutti gli altri Paesi, grandi e piccoli. Proprio tutti». Gli stessi incentivi per gli elettrodomestici sono stati poca cosa, «qualche centinaio di milioni».
Per Epifani, «fino a oggi niente, nulla» è stato fatto per difendere il made in Italy, dal calzaturiero all'agroalimentare. Il segretario della Cgil ha anche «smontato» il piano varato per le opere pubbliche: «I 16 miliardi sono esattamente soldi già stanziati da 5 anni che sono stati rimessi in fila. Ho provato a vedere la più pronta di queste opere, quando potrà avere un cantiere: non prima di quindici mesi. E non parlo del ponte sullo Stretto che sarà un'opera ventennale». L'intera operazione «dal punto di vista dell'effetto dell'economia reale è pari a zero» mentre sarebbe stato necessario, invece di puntare «a vendere l'immagine», aprire i cantieri «di tante piccole opere».
Il miliardo ipotizzato nell'accordo tra governo e Confindustria per un fondo di garanzia per le piccole imprese «può andare bene - ha detto - ma è un miliardo che si aggiunge al nulla. Cioè sempre poco. Non ce la caviamo».
C'è anche una voce in crescita ed è la pressione fiscale. «Non va bene - ha spiegato Epifani - che in questo Paese l'unico gettito in aumento delle entrate sia quello che pagano i lavoratori dipendenti ed i pensionati. Non è che siamo diventati tutti così strabici da non sapere leggere i numeri. L'unica voce che è salita è quella, 10 miliardi di euro in più». Non bisogna puntare «sulla valorizzazione delle rendita. Possibile che l'unico problema che abbia questo Paese sia lavorare sulla rendita e sul patrimonio, possibile che non riusciamo a fare reddito sugli insediamenti produttivi?».