PESCARA. Picchiata per indurla a non parlare, alla vigilia della testimonianza in un processo per stupro. È questa la nuova ipotesi spuntata fuori per l'aggressione subita da Silvana Sisti, di 40 anni, nata a Torino e residente a Montesilvano (Pescara). La sindacalista della Confenal (Confederazione nazionale lavoratori) si sta riprendendo lentamente dallo choc delle percosse subite due giorni fa, ad opera di una coppia di sconosciuti, nella stanza presa in affitto in via Volturno a Roma, zona stazione Termini. La donna è stata trovata giovedì scorso dalla dipendente di un bed&breakfast.
LA NUOVA PISTA. Una testimone scomoda in un processo per un caso di violenza sessuale nato in ambienti sindacali, dai contorni ancora non ben definiti. Per questo la battagliera sindacalista torinese, da due anni residente a Montesilvano Colle, potrebbe essere stata picchiata e intimidita da due personaggi, un uomo e una donna, che lei ha detto di non conoscere. Picchiata e intimidita con un messaggio talmente eclatante da indurre al silenzio non solo lei ma anche altre persone. La donna è stata trovata ai piedi del letto con le mani e i polsi legati da alcune fascette di plastica, con il volto completamente coperto di sangue e con ai fianchi una cintura nera da dove spuntavano fuori fili e un timer azionato. Una finta cintura da kamikaze che ha fatto scattare immediatamente il protocollo d'emergenza in tutta la zona per il timore di possibili esplosioni. Timori poi scongiurati dall'intervento degli artificieri che hanno accertato che il marchingegno era completamente inoffensivo. «Sto meglio. Ma ho avuto paura di morire. Erano in due, un uomo e una donna, che parlavano con un accento meridionale». Così ha detto Silvana alle persone più vicine che l'hanno incontrata nella sua stanza al policlinico Umberto I di Roma, dove resta ricoverata sotto stretto controllo da parte della polizia. Che non considera scemato il pericolo di subire una nuova aggressione.
IL PROCESSO. Oltre alla pista pescarese, legata al fatto che la Sisti, a nome della sua sigla sindacale Fse Cobas, aveva presentato, a giugno 2008, un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare una serie di anomalie nell'affidamento dell'appalto per la gestione dei due cimiteri cittadini (oggetto dell'indagine che ha portato all'arresto del sindaco Luciano D'Alfonso), ieri ha preso corpo, in ambienti investigativi, la seconda ipotesi. Quella dell'intimidazione subita a pochi giorni dalla testimonianza che la sindacalista deve rendere in tribunale, a Roma, nell'ambito di un processo per violenza sessuale. Un procedimento che vede indagato il segretario generale nazionale dell'Unione sindacati autonomi europei (Usae) Adamo Bonazzi. L'inchiesta partì dalla denuncia di una dipendente, vittima della presunta violenza, della sede romana di questo sindacato. Le accuse sarebbero state confermate proprio dalla testimonianza di Silvana Sisti la quale, nei giorni scorsi, aveva ricevuto delle minacce con una lettera anonima recapitata nella sede romana del sindacato, in via Sistina 121, ma anche via Internet e via telefono. Minacce che gli investigatori sono più propensi a collegare a questo che ad altri episodi. I tabulati del suo cellulare sono ora sotto esame da parte della polizia. Intanto, l'uomo accusato della violenza (per cui era stato messo agli arresti domiciliari) ieri è uscito allo scoperto e si è detto estraneo all'episodio contestato. «Quello che è successo a Silvana è una cosa abietta. Ridicolo ipotizzare un mio coinvolgimento. Le accuse nei miei confronti sono false». Anche ieri gli amici hanno ribadito che «questa selvaggia aggressione nasce dall'impegno di Silvana nel mondo sindacale. È una donna molto forte e battagliera e forse ha pestato i piedi a qualcuno potente». Nella sua attività si occupa anche di mobbing, molestie e stalking.
CHE DICE L'ESPOSTO. Nell'esposto-denuncia presentato in Procura a Pescara e finito non sul tavolo del pm Gennaro Varone, titolare dell'inchiesta sul Comune, ma assegnato all'altro sostituto Andrea Papalia, che ha aperto un fascicolo per atti relativi, si parla di «ruoli, coinvolgimenti, sovrapposizioni di compiti e di rapporti della società a progetto Fidia, promossa e costituita ad hoc dalla Delta lavori spa e Angelo De Cesaris srl e il Comune di Pescara per l'attribuzione del duplice appalto dei cimiteri Colle Madonna e San Silvestro». Il sindacato contesta sia le «somme esorbitanti di denaro pubblico, 8,5 milioni, nelle casse della Fidia», sia «l'anomalia che a fare il 90 per cento del lavoro sono i dipendenti comunali i quali, a partire da ottobre 2006, devono rispondere, però, agli ordini di una società privata».
IL SINDACATO. Secondo numeri forniti da alcuni attivisti abruzzesi, la Fse Cobas, legata alla sigla Confenal, i due movimenti possono contare, in Abruzzo, su circa 300 aderenti tra i settori sanità, pubbliche amministrazioni e privato. Il segretario regionale è Leila Falzone. Ieri, a difesa della collega Silvana, è intervenuto anche Mauro Di Paolo, operatore del cimitero di San Silvestro e dirigente sindacale della Fse Cobas. «Non ci faremo intimidire da nessuno. Siamo pronti anche a clamorose forme di protesta per alzare il livello di attenzione sulle nostre denunce legate alla gestione dei cimiteri pescaresi».