A cosa è servito chiudere l'inchiesta sulla presunta corruzione dell'ex sindaco Luciano D'Alfonso lasciando fuori tutto il discorso sull'urbanistica? Sicuramente a indebolire l'inchiesta del pool, quella cominciata per prima, sugli accordi di programma. La decisione presa dal sostituto procuratore Gennaro Varone di stilare l'avviso di conclusione delle indagini (depositato nel pomeriggio di giovedì scorso e reso noto qualche minuto dopo dalle agenzie di stampa) sull'operato in Comune di D'Alfonso & C. stralciando tutto ciò che è legato all'urbanistica ha forse vanificato lo sforzo, anche discutibile, fatto dai magistrati del pool (Mennini, Di Florio e Bellelli) che, privandosi forse della parte più corposa e importante della loro inchiesta (che ora farà parte di un procedimento parallelo di Varone), hanno ritenuto di fornire un supporto tecnico al collega che ha fatto scattare le manette ai polsi dell'ex sindaco Luciano D'Alfonso.
Una sorta di gioco di squadra, se vogliamo, per puntellare un'inchiesta che, dopo gli arresti, ha cominciato a traballare. Soprattutto dopo l'interrogatorio di garanzia di D'Alfonso che portò lo stesso gip De Ninis, il giudice che aveva firmato l'ordinanza di arresto, a sconfessarsi escludendo in un primo provvedimento addirittura l'esistenza della corruzione ed evidenziando che semmai poteva trattarsi di illecito finanziamento dei partiti. Salvo poi tornare sui suoi passi e sconfessarsi di nuovo qualche giorno più tardi quando ha spiegato, in un secondo provvedimento, che le cose era state interpretate male (ma da chi?) e che le accuse erano semmai più forti di prima. Anomalo forse anche il fatto che la parte più corposa delle indagini è stata fatta dal Pm Varone e dalla polizia soltanto dopo l'arresto di D'Alfonso mentre la custodia cautelare dovrebbe essere l'ultima ratio ed arrivare solo a conclusione delle indagini. Sta di fatto che oggi viene chiusa una inchiesta a metà lasciando forse fuori una parte che, se restiamo all'assunto accusatorio, dovrebbe essere quella che sorregge l'ipotesi di corruzione: di questo rapporto ritenuto strano dalla magistratura, tra l'amministrazione di D'Alfonso e gli imprenditori amici. Perchè senza le questioni legate agli appalti e agli imprenditori come si può parlare di corruzione? In cambio di cosa D'Alfonso e altri avrebbero preso i soldi dagli imprenditori? E quale fine farà adesso il procedimento sugli accordi di programma senza l'urbanistica? Finirà, così come sembra, con una lunga serie di archiviazioni e qualche avviso di conclusione delle indagini per abuso d'ufficio per questioni tutto sommato marginali rispetto alla iniziale costruzione fatta dal Pm Aceto che avviò l'inchiesta. E questo comunque grazie al puntuale lavoro del pool che, con estrema professionalità, è andato a valutare tutti gli elementi fino in fondo arrivando a ridimensionare di molto quella inchiesta. Perchè il compito della magistratura è anche questo: quello cioè di arrivare alla verità dei fatti, anche se questi sono favorevoli agli indagati.
Anche l'inchiesta di Varone si è comunque drasticamente ridimensionata quanto al numero degli indagati. Dagli iniziali 40 si è passati ad appena 23. E molti di quei nomi che non figurano nell'avviso di conclusione delle indagini si trovano oggi su uno stralcio con su scritto "archiviazione".