L'indagine prosegue per il filone legato al settore Urbanistica
PESCARA. Ventiquattro indagati, con in cima all'elenco il sindaco Luciano D'Alfonso, il suo ex braccio destro Guido Dezio e l'ex dirigente comunale dei Lavori pubblici Giampiero Leombroni e a seguire gli imprenditori. Il pm Gennaro Varone ha chiuso giovedì pomeriggio la parte più consistente dell'indagine sulle presunte tangenti al Comune elencando tutte le accuse a carico di 24 indagati che rischiano di finire sotto processo. Si tratta di un numero inferiore rispetto ai 40 iniziali in quanto molte posizioni sono state stralciate. Per alcuni le indagini proseguono nel filone riguardante l'Urbanistica. Per altri, invece, si va verso l'archiviazione. Vista la mole documentale acquisita (50 faldoni) era impossibile pensare a un unico procedimento.
Resta in piedi il filone dell'Urbanistica, sul quale le indagini vanno avanti. Un'inchiesta, questa, che riguarda i 22 accordi di programma realizzati dal Comune con le imprese e che è stata avviata ormai da quasi tre anni dal pool composto dai pm Pietro Mennini, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio. Una parte consistente di questa inchiesta è già confluita nel fascicolo su appalti e tangenti affidato al pm Varone. Le accuse restano quelle contenute nell'ordinanza di custodia cautelare, nella parte che riguarda gli appalti per la riqualificazione dell'area di risulta (un affare da 50 milioni di euro) e la gestione dei due cimiteri cittadini (un appalto da 18 milioni). Due percorsi amministrativi che, secondo l'accusa, sono stati caratterizzati da uno scambio di favori sotto forma di viaggi, cene e contributi elettorali, oltre alla presenza di un autista-factotum, Fabrizio Paolini, che lavorava per D'Alfonso ma di fatto era stipendiato dal patron della compagnia aerea Air One Carlo Toto il quale, per il pm, era in grado di «influenzare» le scelte dell'amministrazione.
GLI UOMINI-CHIAVE. I personaggi-chiave, secondo le conclusioni della Procura, sono il sindaco Luciano D'Alfonso (accusato di corruzione per 520mila euro), il suo ex braccio destro Guido Dezio, incaricato di reperire i soldi dalle imprese, e l'ex dirigente comunale Giampiero Leombroni, il quale è indagato per corruzione per aver affidato 7 lavori in città alla ditta Eredi Cardinale che realizzò la villa di D'Alfonso a Lettomanoppello. Sarebbe stato lui, com'è scritto nell'ordinanza, ad aver operato «quale longa manus di Toto per la predisposizione degli atti di gara». Leombroni, già dipendente della Provincia, era stato chiamato da D'Alfonso come dirigente dei lavori pubblici in Comune. Nel luglio 2005 si era dimesso per divergenze con il sindaco, legate «all'ossessiva ingerenza di D'Alfonso nei compiti riservati ai funzionari». Il 19 giugno 2006, è stato assunto dalla Toto spa. «È di tutta evidenza», conclude il magistrato, «che la sua collaborazione con Toto sia cominciata fin dal maggio 2006 e che egli abbia operato in sinergia con l'amministrazione comunale», per preparare gli atti di gara e spianare la strada a Toto. Leombroni è il funzionario che ha curato anche il project financing sulla manutenzione e gestione dei cimiteri cittadini, aggiudicato all'imprenditore Massimo De Cesaris, che curò la ristrutturazione della casa pescarese di D'Alfonso. Una parte dell'inchiesta riguarda anche i cosiddetti manifesti-truffa. Infatti, alcuni componenti della «squadra di azione», come la chiama il gip De Ninis, capeggiata da D'Alfonso, avrebbero anche «mascherato» alcune spese di diverso tipo (propaganda politica per la Margherita) sotto la dicitura di «pubblicità istituzionale». Come nel caso dell'incarico, firmato da Dezio a febbraio 2006, per la «valorizzazione urbana e turistica del lungomare Nord-Sud» e che in realtà, per il pm, nascondeva le spese per il palco della manifestazione di Prodi. Il sindaco, che aveva annunciato memorie difensive per spiegare tutti i passaggi sui soldi, potrebbe farsi interrogare oppure puntare tutto sull'udienza preliminare.
I TEMPI DEL PROCESSO. Con la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini scatta il termine di venti giorni entro il quale l'indagato ha facoltà di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa a investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto a interrogatorio. Terminata questa fase il pm chiederà il processo. Il sostituto procuratore Varone conta di arrivare prima dell'estate all'udienza preliminare che quasi certamente sarà assegnata al giudice Guido Campli.