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Pescara, 28/04/2026
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Data: 21/03/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ricciuti: Piccone coordinatore. E da Roma parte la bastonata. Bufera nel Pdl, il senatore si lancia e poi è costretto a scusarsi

PESCARA - Un passo falso, la voglia di premere sull'acceleratore, di chiudersi la porta alle spalle, di brindare prima del tempo: la corsa di Filippo Piccone alla più alta poltrona del Pdl in Abruzzo si è fermata ieri pomeriggio alle 18 dopo una serie di dichiarazioni euforiche, conferenze stampa, lanci di agenzia ed evviva fuoriluogo. Il senatore di Celano scivola sulla classica buccia di banana. Lo stop arriva da Roma, una telefonata dura durissima, che costringe l'aspirante coordinatore a una brusca retromarcia e a togliersi il cappello di fronte agli alleati di An. Così in serata la poltrona del Pdl torna nuovamente in ballo, molto più vicina al giovane parlamentare Daniele Toto, indicato come l'uomo del rinnovamento.
Tutto comincia ieri mattina all'Aquila: durante una conferenza stampa convocata per attaccare la politica della presidente della Provincia Stefania Pezzopane, i due luogotenenti di Piccone, Luca Ricciuti e l'assessore Angelo Di Paolo annunciano ai giornalisti che il candidato unico al coordinamento Pdl è Filippo Piccone. Non ci sono più in ballo nè Daniele Toto nè tantomeno l'esponente di An Fabrizio Di Stefano, per il duo Ricciuti-Di Paolo è fatta. Nella notte a Roma era stato raggiunto l'accordo sulla ripartizione delle regioni tra An e Forza Italia e l'Abruzzo era stato assegnato definitivamente agli azzurri: i due politici evidentemente non reggono all'euforia e d'istinto, senza fare i conti con l'oste, decidono che il candidato non può che essere lui, Piccone. E lo annunciano all'agenzia Ansa, sperando di blindare la candidatura. E fanno riferimento a una riunione del Pdl che non c'è mai stata. In particolare Ricciuti fa intendere che l'indicazione data dal Pdl abruzzese era stata «recepita a Roma durante un lungo incontro» che si era svolto la sera precedente e che quindi alla nomina di Piccone mancava soltanto la ratifica del congresso per la nascita del Pdl in programma a Roma dal 27 al 29 marzo.
Apriti cielo. La notizia, totalmente falsa, arriva subito a Roma. E da Roma nel pomeriggio, poco dopo il lancio di agenzia, parte la bastonata: i vertici azzurri telefonano direttamente a Piccone chiedendo conto del comportamento dei suoi due fedelissimi, il senatore è costretto a battere in ritirata, a giustificarsi, a fare dietrofront, a chiedere scusa ai colleghi azzurri ma soprattutto a Fabrizio Di Stefano. E così qualche minuto dopo manda in rete un comunicato in cui però non abbandona la speranza: «Io non sono candidato a niente. Nel nostro partito per la nomina dei coordinatori regionali non è prevista alcuna candidatura poichè si tratta di una prerogativa del presidente. Mi rimetto alla scelta del Presidente e degli amici di An, e sarò a disposizione del partito qualsiasi sarà la loro decisione». E se Piccone adesso è costretto a pietire il benestare di An, anche Luca Ricciuti, lo stesso che in mattinata aveva parlato della fantomatica candidatura unica di Piccone, è costretto alla smentita: «Evidentemente la conferenza stampa tenuta all'Aquila non è stata esauriente e chiara a sufficienza per spiegare le ragioni che indirizzeranno la scelta del futuro coordinatore, carica alla quale possono legittimamente aspirare, oltre Piccone, anche l'amico Fabrizio Di Stefano unitamente ad altre figure». E ci mancherebbe.


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