Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.511



Data: 22/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Alla sindacalista minacce di morte in dialetto. Picchiata e legata, trovate lettere in siciliano. La vittima: «Sono dei vigliacchi»

ROMA. «Vigliacchi, sono dei vigliacchi. Colpiscono nel buio e si coprono dietro l'anonimato». Policlinico Umberto I. Primo piano, letto 6. La stanzetta di Silvana Sisti è stipata di ragazzini che sono lì per trovare un loro coetaneo, un altro ricoverato. La sindacalista pescarese narcotizzata, picchiata e legata con una finta cintura bomba da kamikaze ha come angeli custodi due poliziotti che non lasciano passare nessuno.
LA GIORNATA. Il tempo, in ospedale, non passa mai. Ma che sia sabato, nel reparto che ospita la sindacalista di 40 anni che vive a Montesilvano vittima di un'aggressione ad opera di due persone, un uomo e una donna sulla cinquantina, te ne accorgi dall'elasticità negli orari. Poco prima delle 15 le porte già si aprono. Non si stacca un attimo dal letto della collega sindacalista la segretaria regionale della Confenal (Confederazione nazionale lavoratori) Leila Falzone. Silvana è stanca, provata. Se ti affacci nella stanza la trovi adagiata su un fianco, prima a destra e poi a sinistra. «È in dormiveglia per effetto del potente narcotico che è a rilascio lento e quindi è ancora in circolo», dice Leila. La voce è fioca, la sindacalista battagliera ora parla a fatica e a gesti. Sono arrivati a Roma, da Montesilvano, anche i genitori della donna e la sorella. Sono sconcertati. Non sanno spiegarsi come e perché la loro cara sia finita nelle grinfie di personaggi senza scrupoli. Gente che prima l'ha narcotizzata, poi l'ha picchiata e quindi ha perfezionato la messinscena della finta bomba nella cintura da kamikaze che ha fatto scattare le misure di massima allerta in tutta la strada, dove si affacciano il fruttivendolo e l'Internet point, l'alberghetto a due stelle e le bancarelle dei cingalesi. «Ci siamo spaventati», dice un commerciante d'abbigliamento. «Io nemmeno lo sapevo che in quel palazzo c'erano stanze in affitto. Da fuori non si vede niente».
MINACCE IN SICILIANO. «Minacce in dialetto siciliano». Questa la nuova denuncia, rilanciata da Leila Falzone attraverso un comunicato ufficiale a nome del sindacato. «Sei mesi di minacce che negli ultimi tempi si erano intensificate. Che tipo di minacce? Di morte. E di violenza sessuale a scopo intimidatorio. Scritte tutte in dialetto siciliano, compresa una lettera anonima fatta recapitare nella sede romana del sindacato. Fatti angoscianti, tutti regolarmente denunciati alla Procura della Repubblica di Roma e a esponenti del mondo delle pari opportunità di Roma e Provincia tra cui Francesca Bagni Cipriani e Alessandra Servidori». Già, gli esposti, come quello portato sul tavolo del pm pescarese Andrea Papalia contro la gestione dei cimiteri cittadini, con accento puntato sulla prospettiva del guadagno del privato e del trattamento dei lavoratori comunali «transitati», di fatto, alle dipendenze del «principale». Fatti che però sono considerati di minore rilievo per il tipo di «esecuzione» scelta per intimorire la donna. «Silvana è stata sempre in prima linea nella sua attività di denuncia costante e senza arretramenti relativa a fatti di mobbing, di stalking, più in generale delle forme di violenza anche di genere che vengono perpetrate all'interno dei luoghi di lavoro. I tanti attestati di solidarietà sono la conferma del suo scrupolo professionale e del suo impegno civile».
IL B&B-BUNKER. Costeggiando il muraglione del Policlinico, in dieci minuti di passo lesto, con tramontana contro, si arriva in via Volturno, 7. Un'iscrizione in latino sulla facciata accoglie i clienti del bed&breakfast Aelius. La palazzina con tre «scale» (A, B e C) è la più elegante. Si affaccia su piazzale delle Finanze ed è in posizione strategica. Da un lato Santa Maria degli Angeli, dall'altro le Terme di Diocleziano, eppoi piazza della Repubblica e via Nazionale coi suoi negozi. Qui, in una stanza al secondo piano con collegamento a Internet, Silvana sceglie di fermarsi a dormire mercoledì notte dopo una riunione operativa coi segretari laziali delle sigle Fse Cobas e Confenal. L'ultima a vederla prima della violenza è Leila Falzone. «Ci siamo salutate senza che nessuno potesse presagire quanto stava per accadere». La prima a trovarla è un'addetta alle pulizie che intorno alle 10 di giovedì allerta Maria, la padrona. Ma chi può essere entrato senza essere visto in un posto così esclusivo e controllato? Sì, esclusivo e controllato. Suonando il campanello, per superare il portone di legno alto tre metri e mezzo, non si riceve risposta alcuna dall'interno 6, scala A. Ma c'è il portiere, con tanto di guardiola. «Prego, si accomodi fuori». Chi prende la stanza entra con le chiavi, chi non ce l'ha rimane in strada. La coppia misteriosa che ha aggredito Silvana è passata per forza dall'ingresso principale. A meno che non abbia preso la scala per arrivare al secondo piano ed entrare da una finestra. Quindi, è stata vista. La palazzina non ha telecamere ma quelle vicine sì. Allora, gli aggressori avevano anche loro le chiavi? Erano quindi ospiti della struttura di accoglienza semplice che, per sua natura, mette in comune alcuni spazi tra gli inquilini? Qualcuno, da dentro, ha aperto loro la porta? Tutte domande alle quali la polizia sta cercando di dare una risposta. La sindacalista dice e ripete di non conoscere chi l'ha ridotta ecce homo, come ha dichiarato un dirigente della Mobile di Roma la mattina del ritrovamento. Di ricordarne solo l'accento meridionale, siciliano o calabrese. Questo è uno degli aspetti più controversi per i quali si stanno cercando verifiche. È una donna, la vicedirigente Francesca Monaldi, a seguire il caso in una questura che si muove tra uno stupro e un omicidio. «Storia triste, difficile. Attività in corso, non diciamo nulla, grazie». Clic. La telefonata si ferma qui. Gli interrogatori vanno avanti. La polizia scarta la pista pescarese, privilegia quella della testimonianza da rendere al processo per stupro, vicenda che si sviluppa nel contesto di un'altra sigla sindacale, e si concentra anche sul privato della donna. Chi vede, chi conosce, chi frequenta?
IL MINISTRO CARFAGNA. Intanto in ospedale arrivano messaggi di solidarietà anche dal mondo politico. Anche Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità del governo Berlusconi, fa sentire la sua vicinanza alla sindacalista picchiata. Il ministro affida il suo messaggio a un componente della sua segreteria e conferma la disponibilità sua personale e del dicastero a sostenere la battaglia di Silvana anche e soprattutto alla luce dell'episodio di violenza. Altri messaggi arrivano dal Pescarese, alcuni dei quali da parte di esponenti di An.
IL FIORE GIALLO. Sul letto 6, vicino al pranzo rimasto tutto lì, rimane una gerbera gialla che finirà immersa nella mezza bottiglietta d'acqua minerale. Un tocco di colore in questa stanza grigia piantonata dai poliziotti giorno e notte «fino a nuovo ordine». Quando Silvana vede il fiore abbozza un mezzo sorriso. Ma è un attimo. Prima di ripiombare nell'incubo di una violenza che non è certo finita la mattina di giovedì, quando la finta cintura bomba fatta col Das dei bambini è stata «disinnescata».

L'imputato: «Solo calunnie fantasiose» Coinvolto leader di un'altra organizzazione. La pescarese teste-chiave

ROMA. Con la sua testimonianza ha chiamato in causa l'esponente di un'altra sigla sindacale, di cui la pescarese aveva anche fatto parte per un paio d'anni. Contro di lui l'accusa più infamante: violenza sessuale. La vittima è una dipendente dello stesso sindacato. Fatti avvenuti a Roma. Sullo sfondo del misterioso episodio dell'aggressione subita dalla sindacalista pescarese c'è un processo per violenza sessuale che si è aperto un mese fa. A giorni Silvana Sisti deve andare in aula a confermare quelle accuse che hanno portato agli arresti domiciliari uno dei dirigenti più noti dell'Usae (Unione sindacati autonomi europei). Adamo Bonazzi, l'imputato del processo per stupro, 24 ore dopo l'accaduto esce allo scoperto e dice: «Penso che quello che è successo a Silvana sia, ovviamente, una cosa abietta. Quanto alle accuse nei miei confronti sono ridicole e, soprattutto, false».
Bonazzi, 50 anni, segretario generale nazionale dell'Usae (Unione sindacati autonomi europei), è finito agli arresti domiciliari a luglio 2008 nella villetta vicino a Udine dove si trovava in vacanza con la famiglia, con l'accusa di violenza sessuale formulata dal pubblico ministero Nicola Maiorano.
L'inchiesta partì dalla denuncia di una dipendente della sede romana dell'Usae, vittima della presunta violenza, mentre un'altra non denunciò per timore di essere licenziata. Due gli episodi che sarebbero avvenuti all'interno della sede centrale di via XX Settembre del combattivo sindacato autonomo. Accuse che aspetterebbero una conferma dalla testimonianza di Silvana Sisti che in qualche modo sarebbe in grado di provare che quelle accuse sono vere. «Il processo è cominciato a febbraio», dice ancora l'imputato, «ed è ridicolo solo ipotizzare un mio coinvolgimento. Sono sicuro che il processo si concluderà con la condanna, per calunnia, di queste due presunte testimoni». Bonazzi, che ha parlato alla polizia di una «macchinazione politica» e di un «attacco al sindacato», descrive la Sisti come «una donna che si muove con disinvoltura, con forte personalità. È stata nel nostro sindacato dal 2005 al 2007 e ha fatto una carriera molto rapida: prima è stata segretaria territoriale a Torino e poi coordinatrice nazionale». (e.n.)


www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it