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Pescara, 28/04/2026
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Data: 24/03/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sorpresa, le inchieste sul Wineglass sono due. Mentre il Pm Pompa fa perquisire Lafarge e Clax, il collega Varone formula imputazioni bis

Mentre la polizia, su disposizione del Pm Paolo Pompa, si reca nella sede della Clax Italia e in quella della Lafarge per acquisire le carte sulla realizzazione del Wineglass, l'opera di Toyo Ito, dalle carte dell'avviso di conclusione delle indagini dell'inchiesta del Pm Gennaro Varone, si scopre che sullo stesso argomento si è giunti già ad una definizione: una contestazione di falso e truffa a carico dell'ex sindaco Luciano D'Alfonso e di altri dirigenti.
Un capitolo, quello sul Calice di Toyo Ito che è nuovo, nel senso che non era mai stato reso noto. L'inchiesta è nata peraltro soltanto qualche settimana fa dopo la rottura dell'opera, quando il Pm Pompa decise di aprire un fascicolo e, dopo la relazione della polizia, di mettere sotto inchiesta D'Alfonso e i tre dirigenti Vincenzo Cirone, Giampiero Leombroni e Guido Dezio con le accuse di abuso d'ufficio e falso, ipotizzando anche un'accusa di corruzione che finora non sembra aver trovato ancora riscontri. E' a quel punto che il collega Varone decide di inglobare nella sua indagine anche quello specifico episodio e tira fuori, a carico di D'Alfonso ed altri, oltre al falso anche la truffa. Quest'ultima accusa in relazione alla determina n. 187 del maggio del 2006 che riguarda il conferimento all'architetto giapponese di una certa somma, 65 mila euro, come pubblicità istituzionale, per una serie di dibattiti e incontri che Toyo Ito avrebbe dovuto tenere e che non tenne mai secondo il Pm. Vincenzo Cirone avrebbe poi integrato quella determina di Dezio con un aumento, portando il compenso del giapponese a 72 mila euro. Con questa parte ormai conclusa l'inchiesta sul Wineglass poteva sembrare definita e invece il collega Pompa vuole continuare a scavare per trovare la presunta corruzione che, secondo la procura, dovrebbe essere legata al "regalo" da 800 mila euro che la Lafarge avrebbe fatto al Comune: soldi che, in base ad un protocollo d'intesa, passarono però direttamente dalla Lafarge nella casse della Clax Italia che realizzò l'opera.
A parte i vari capitoli già noti, come l'appalto per i cimiteri, quello sull'area di risulta della stazione, sulle pubblicità istituzionali, sui voli di Toto e D'Alfonso e via dicendo, dall'avviso di Varone emergono alcune new entry. Come un episodio relativo all'appalto per l'impianto di calore del Comune che avrebbe fatto registrare delle pressioni da parte di D'Alfonso sulla commissione per far vincere una determinata ditta, poi però, quando la gara se l'aggiudicò regolarmente e legittimamente la Siram, secondo la procura D'Alfonso avrebbe preteso da questa azienda 100 mila euro (che Varone indica quale corruzione): soldi che vennero utilizzati per il concerto di capodanno 2006/2007 (75 mila euro) e per le luminarie nataliezie dello stesso periodo (25 mila euro).
Altro episodio nuovo, che non riguarda però questioni legate al Comune di Pescara, è quello del computer da 3 mila euro che D'Alfonso si sarebbe fatto regalare da una dottoressa della Asl di Pescara cui sarebbe stato promesso un interessamento per il suo trasferimento alla Asl di Chieti (i fatti sono del 2004). C'è anche una nuova contestazione di peculato che riguarda invece il materiale di cancelleria che dal Comune sarebbe finito nella sede della Margherita, il partito cui apparteneva D'Alfonso prima della nascita del Partito Democratico.
Per quanto riguarda l'associazione per delinquere, viene contestata a D'Alfonso, Guido Dezio, Antonio Dandolo, Vincenzo Cirone, Giampiero Leombroni, Marco Presutti, Fabrizio Paolini, Marco Molisani, Luciano Di Biase e Pierpaolo Pescara.



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