L'AQUILA. «Il Centro oli non c'è e non si farà. Oggi è un fantasma che qualcuno evoca anche in maniera strumentale a ridosso di ogni campagna elettorale». Parola di Gianni Chiodi. In una conferenza stampa il presidente della Regione ha ribadito con grande determinazione che il progetto dell'Eni, che tante polemiche e scontri ha provocato negli ultimi mesi, non vedrà mai la luce. E lo ha fatto a muso duro, arrivando a minacciare denunce qualora dovesse continuare la campagna diffamatoria di questi ultimi giorni. Un messaggio inviato anche alle opposizioni di centrosinistra. «In politica», ha detto il presidente Chiodi «bisogna accettare anche che gettino fango sulla tua persona, ma fino ad un certo punto».
«Se mi attribuiscono ancora interessi economici, denuncerò chi me li attribuisce e chi le riporta nelle proprie testate giornalistiche. Anche la polemica politica deve avere stile. Accetto il confronto aspro, ma non quello diffamatorio. Sono il baluardo vero contro il Centro oli, che non rientra più nei piani dell'Eni».
Chiodi ha annunciato che la Regione si costituirà in giudizio davanti alla Corte Costituzionale per opporsi al ricorso del governo contro la legge regionale che sospendeva il progetto fino al 31 dicembre 2009. Il giudizio sarà tardivo, visto che la prima riunione di giunta c'è stata il 2 febbraio scorso e i termini per il ricorso scadevano il primo «e non qualche giorno fa, come qualcuno vuole strumentalmente far credere». «L'avvocatura non poteva presentare opposizioni» chiarisce il presidente Chiodi, «ma mentre il centrosinistra faceva critiche strumentali, gli uffici lavoravano alacremente, tanto che faremo valere le nostre ragioni a difesa della legge 14/2008 approvata dal centrosinistra, nonostante questa presenti evidenti caratteri di illegittimità». Non si è fatta attendere la replica del consigliere regionale di Rifondazione Maurizio Acerbo: «Le critiche che ha ricevuto Chiodi si fondano su fatti che non mi pare abbia smentito nel corso della conferenza stampa. Prendiamo atto che, seppur in ritardo, ha deciso di costituirsi in giudizio presso la Corte Costituzionale. Gli consiglio di evitare toni berlusconiani di insofferenza verso le opposizioni che ricordano fin troppo lo stile dei suoi predecessori».
Chiodi si è presentato davanti ai giornalisti con gli assessori all'Agricoltura Mauro Febbo, ai Trasporti Giandonato Morra e ai Lavori Pubblici Angelo Di Paolo. Ma anche dall'avvocato Sandro Pasquali, direttore dell'avvocatura regionale, che lo ha confortato sulle tematiche processuali. Secondo Febbo e Chiodi, la vicenda del Centro oli sta creando evidenti problemi all'economia regionale. «Ci arrivano segnalazioni dai territori di disdette di prenotazioni turistiche soprattutto da turisti stranieri. Segnali negativi arrivano anche dall'export abruzzese: negli Stati Uniti pensano che il Centro oli sia già attivo e per questo hanno ridotto la domanda di vino abruzzese. Un allarmismo ingiustificato» concludono «che intendiamo combattere e debellare per il bene delle nostre aziende».