ROMA Nella pubblica amministrazione niente è mai stato più opinabile dei numeri. L'ultima diatriba riguarda i precari: quanti sono i dipendenti pubblici con contratto flessibile? Il ministro Renato Brunetta ha avviato nei giorni scorsi un suo monitoraggio, e ieri ne ha annunciato i risultati parziali: sono state individuate con certezza 13.173 persone che hanno i requisiti per essere assunti (come previsto dalle leggi finanziarie del 2006 e del 2007); ma calcolando che ancora molte amministrazioni non hanno inviato i loro dati, il ministro stima che i precari da stabilizzare siano circa 40 mila.
L'indagine è oggetto di contestazioni. Le associazioni che rappresentano regioni, province e comuni hanno scritto una lettera al ministro per fare presente che non sono stati coinvolti nella raccolta dati, e lasciano intendere che questo può falsare i risultati finali. Risultati che vengono esplicitamente messi in discussione dalla Cgil: «L'attendibilità di tale indagine è simile a un televoto» polemizza Carlo Podda. E, sempre dal sindacato di Epifani, il responsabile dei settori pubblici Michele Gentile parla di «miracoli di Brunetta che non finiscono mai».
I dati di Brunetta. La rilevazione condotta autonomamente e in tempi rapidissimi dal ministero della Funzione pubblica ha ottenuto risposta da una porzione molto limitata di amministrazioni italiane: 2.773 enti su 9.189, cioè il 30 per cento del totale. Anzi la quota è ancora inferiore, perché l'indagine esclude totalmente la scuola, che rappresenta quasi la metà del pubblico impiego contrattualizzato. Ecco perché per adesso le cifre fornite dal ministro sono provvisorie. Nella sua conferenza stampa Brunetta ha fatto notare che, di quei 40 mila dipendenti da assumere, circa la metà lavorerebbero nelle amministrazioni siciliane.
I dati della Ragioneria. Va detto che una rilevazione sul precariato pubblico esisteva già. È quella compiuta dalla Ragioneria generale dello Stato, cioè dal ministero del Tesoro. Nel suo conto annuale la Ragioneria ha individuato circa 56 mila persone (scuola esclusa) che rientrano nei criteri per la stabilizzazione.
Che vuol dire "precario". I numeri enunciati finora si riferiscono a coloro che avrebbero diritto all'assunzione in base alle norme introdotte dal governo Prodi e tuttora in vigore. Si tratta dunque di dipendenti con contratto a tempo determinato che al 2007 avevano accumulato almeno tre anni di lavoro. Non sono compresi dunque coloro che hanno raggiunto i tre anni dal 2008 in poi, né vengono contati i co.co.co. Stando al conto annuale della Ragioneria, l'insieme di tutti i lavoratori flessibili (anche con meno di 3 anni di anzianità) arriverebbe ad almeno 230 mila persone, cui vanno sommati i precari della scuola.
Che vuol dire "stabilizzare". La stabilizzazione del governo Prodi introduceva un diritto all'assunzione, ma non ordinava l'assunzione immediata di tutti i 40 mila (o 56 mila) aventi diritto. Con i vincoli alle assunzioni imposte dalle norme finanziarie, di fatto le amministrazioni possono arruolare nuovi dipendenti con il contagocce. Prodi e l'allora ministro Nicolais però avevano previsto che, in attesa della reale assunzione, i precari storici avevano il diritto a vedersi prolungato il contratto a termine. Ora invece una norma di Brunetta stabilisce che a luglio chi ha tre anni di anzianità dovrà essere addirittura licenziato.