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Pescara, 26/04/2026
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Data: 26/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Stop delle Regioni, Berlusconi cerca l'intesa. Il confronto riparte da zero. Franceschini: scongiurato il disastro, ora si tratta

Quasi unanime il "no" all'uso del decreto. Nel ripensamento c'è anche lo zampino di Bossi

ROMA. Come neve al sole, un soufflè venuto male, la maionese impazzita. Dopo tre settimane di annunci e dibattiti, a Roma e a Bruxelles, il piano casa del governo, quello che l'Europa ci invidiava, si è improvvisamente liquefatto di fronte all'opposizione delle Regioni. Una contrarietà, ha sottolineato il presidente della Toscana Claudio Martini al termine della Conferenza Stato-Regioni, che sull'uso del decreto legge è stata «pressoché unanime». E che si è andata ad aggiungere al richiamo già arrivato da Napolitano il giorno prima, alla richiesta di Bossi, ripetuta ancora ieri, di non aprire uno scontro con le Regioni, alla promessa di un'opposizione senza quartiere di Franceschini.
Il governo innesca così la retromarcia e il confronto si azzera.
Di certo il piano casa non sarà varato nel consiglio dei ministri di domani, come ancora ieri mattina assicurava Berlusconi. Oggi il confronto ripartirà da zero al ministero dei Rapporti con le Regioni, e dunque cambieranno radicalmente anche i contenuti del provvedimento. L'obiettivo, spiega il ministro per Regioni Raffaele Fitto, è quello di arrivare ad un accordo «condiviso» entro martedì prossimo. Poi sarà convocata una nuova Conferenza Stato-Regioni.
Il governo alla fine deve insomma prendere atto che un decreto come quello annunciato sarebbe stato incostituzionale. La Costituzione infatti parla chiaro, all'articolo 119 stabilisce che sono per l'appunto le Regioni, non lo Stato, a poter legiferare in materia di edilizia e urbanistica. Alla fine si deve piegare anche Berlusconi, che ancora all'ora di pranzo assicurava che il governo si era tenuto «la possibilità di decidere» se usare un decreto o un disegno di legge. Poi la resa: «L'urgenza resta - ammette il Cavaliere poco dopo - ma non è detto che il decreto legge sia lo strumento più opportuno».
Ovviamente non è solo questione di lana caprina. Non si tratta solo di strumenti legislativi. Sotto accusa da parte delle Regioni c'è la tentazione di annullare le regole, di dare il via a una nuova ondata di abusivismo selvaggio. «E' stata riaperta la discussione - sottolinea Martini - per spazzare via dal provvedimento elementi non condivisi dalle Regioni e la decisione di oggi dell'apertura del tavolo di confronto riparte da posizioni completamente diverse». E il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, spiega che si possono trovare terreni di accordo, che le Regioni sono interessate «al rilancio e alla semplificazione normativa dell'edilizia» ma, sottolinea, purché si resti «dentro le regole».
Berlusconi nega però qualsiasi marcia indietro e assicura che il piano casa «riguarderà quasi il 50 per cento delle famiglie italiane. Non è vero - sottolinea infatti - che riguarderà solo le ville. Il 25-28% delle famiglie ha un'abitazione monofamiliare, il 13-15% ha un'abitazione bifamiliare». Aggiunge che, se anche solo il 10% fosse interessato ad un ampliamento della cubatura, si attiverebbe un giro di affari di 50-60 miliardi, ma che gli interessati saranno probabilmente molti di più. Nei giorni scorsi aveva detto di confidare nel gusto estetico degli italiani per scongiurare devastazioni, ma ieri Berlusconi ha invece escluso che il prossimo piano possa prevedere la possibilità di «sopraelevazioni che porterebbero ad un disastro per quanto riguarda l'estetica».
«E' stato ritirato il decreto cementificazione che avrebbe creato danni spaventosi», esulta Dario Franceschini. «Ora, se si vuole dare un piano casa, d'accordo con le Regioni e i Comuni, noi siamo pronti a discutere, anche in Parlamento». Quello che è evidente, accusa però il segretaro del Pd, è che «non si governa con gli slogan, ma c'è la Costituzione e ci sono leggi e piani regolatori».

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