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Pescara, 26/04/2026
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Data: 26/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
In venti giorni bruciati almeno tre testi. Dalla stanzetta in più alle ville, le metamorfosi del provvedimento contestato

ROMA. Era stato Il Giornale, quotidiano di famiglia, a pubblicare due giorni fa con estrema minuzia il decreto sconfessato. L'annuncio in prima pagina, un vero scoop, e poi all'interno tutto il testo, articolo per articolo. Un padre dunque c'era, anche se ancora ieri, davanti ai governatori, Berlusconi ha giustificato così la brusca frenata: «quel testo è stato il frutto di un disguido». Dunque si ricomincia da capo. La base di discussione tra governo e regioni però non c'è.
In pratica in soli 20 giorni sono stati bruciati almeno tre testi uno dei quali era un disegno di legge che per primo parlava di aumento delle cubature e che sostanzialmente interveniva con diverse modifiche al testo unico sull'edilizia. Il primo, anticipato dai giornali, aveva fatto scattare l'allarme di Regioni e Comuni e prevedeva un percorso parallelo al vero piano casa che conteneva invece investimenti per il rifinanziamento dell'edilizia pubblica abitativa, con una dotazione di circa 550 milioni di euro.
«Quando l'edilizia va, tutto va», disse il premier soddisfatto, citando un famoso detto francese e mettendo in pista un altro progetto che, in deroga alle regole urbanistiche e ai piani regolatori, consentiva l'aumento delle cubature fino al 20 per cento con una semplice dichiarazione di inizio d'attività. «Non ci saranno abusi - aveva cercato di rassicurare - significa soltanto dare a chi ha una casa, e nel frattempo ha ampliato la famiglia, la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze, dei bagni alla villa esistente».
Il titolo del decreto con l'intestazione della conferenza Stato-Regioni era chiaro ed esplicito: «Misure urgenti per il rilancio dell'economia attraverso la ripresa delle attività edilizia». Conteneva le disposizioni contestate questi giorni ed in primo luogo l'articolo uno che consentiva gli interventi su tutto il territorio nazionale, in deroga alle normative delle regioni, comprese quelle a statuto speciale che hanno competenza esclusiva in materia urbanistica.
Insieme al decreto, dagli uffici della Presidenza del Consiglio partiva anche un altro testo, stavolta un disegno di legge delega contenente gli stessi principi: semplificazione delle procedure, diversificazione degli interventi delle sanzioni in base all'impatto degli interventi, riduzione dei pareri di fattibilità e assegnazione di ogni responsabilità ai professionisti abilitati. Anche quel testo sparisce, anche se non viene disconosciuto come il primo decreto rimasto senza padre. Così si è arrivati a ieri. «Ora si ricomincia da zero» dicono in coro i governatori.

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