La Regione paga 8 volte in più rispetto alle contribuzioni
PESCARA. Un salvadanaio col buco sotto. Un'immagine fanciullesca che ben racconta la situazione del sistema di previdenza dei consiglieri della Regione Abruzzo. Una macchina da pensioni che nel corso di 30 anni di attività dell'ente è stato messo a punto per rendere al meglio a tutto vantaggio degli eletti. Il sistema dovrebbe essere alimentato e costituire di per sé risorsa per gli assegni vitalizi, ma non è così. Il salvadanaio ha un buco. Infatti chi, per qualsiasi ragione, non dovesse raggiungere le condizioni per maturare il vitalizio, allora toglie il tappo e si riappropria di tutti i soldi versati. Proprio tutti, come dice chiaramente la legge regionale che nel dirimere tali questioni parla di restituzione dei contributi versati «nella misura del 100%».
Specificando che nel caso di decesso del consigliere, «analoga facoltà compete agli aventi diritto». Quello previsto dalla norma è insomma un versamento "con la rete di sicurezza", in cui i consiglieri cadono sempre in piedi. È solo uno degli esempi della macchina previdenziale messa a punto dai legislatori regionali in continue, minuziose, modifiche alla norma.
Infatti le opportunità previste per chi non ha maturato il diritto al vitalizio, come nel caso della passata giunta Del Turco, non sono finite. Esiste infatti il cosiddetto «contributo volontario», al quale possono ricorrere i consiglieri regionali che abbiano versato i contributi per un periodo inferiore a cinque anni (ma almeno oltre i trenta mesi), e non siano stati rieletti o comunque abbiano cessato il mandato. Insomma, chi non ha maturato i presupposti per il vitalizio può riprendersi l'intera somma versata o decidere in tutta tranquillità di continuare a pagare i contributi e arrivare così ad ottenere l'agognato assegno a vita.
Ma a quanto ammontano questi contributi? Circa 1.091 euro mensili (centesimo più centesimo meno), ovvero il 24% della cosiddetta indennità di carica mensile.
Niente è stato lasciato al caso: il contributo è infatti commisurato all'indennità percepita, che a sua volta è pari al 60% di quella di un parlamentare al netto delle ritenute erariali (il lordo del parlamentare è di 11.703 euro),. Ma allora c'è da chiedersi: perché il vitalizio è invece commisurato all'85% lordo dell'indennità del parlamentare?
I consiglieri regionali abruzzesi finiscono così per prendere un 25% del vitalizio sul quale non hanno versato un solo euro. Il rendimento è da capogiro: l'800%. Per abbozzare un'ipotesi si può dire che, a fronte di poco meno di 50mila euro (a tanto ammonta in un mese il totale dei versamenti dei 45 consiglieri), la Regione paga mensilmente vitalizi a circa 130 persone, per una somma che si aggira (con una media di almeno 3 mila euro a vitalizio) sui 400 mila euro.
Continuando poi a scorrere la norma si legge che i contributi sono «al netto delle ritenute per premio di fine mandato e fiscali».
Visti i due pesi e le due misure dei conti di poco fa, non si sa cosa aspettarsi dalla parola "premio". Si tratta di una sorta di liquidazione che consiste in una somma pari ad una mensilità all'anno per tutti gli anni di mandato, che i consiglieri si portano a casa in un'unica soluzione a fine incarico. E per ottenerla versano a favore di questo speciale fondo «il 4% dell'indennità di carica mensile lorda ad essi spettante».
Facendo un esempio pratico viene fuori che dopo 5 anni di mandato l'importo netto è di più di 31 mila euro, dopo dieci anni è di circa 62 mila, e dopo quindici arriva quasi a 80 mila euro (grazie alla riduzione del 50% prevista dal decimo anno in poi). Anche qui accade un'anomalia: si versa una cifra e si riceve indietro il doppio.
Venendo meno allora il concetto di "fondo", il vitalizio, come anche il premio, o parte di esso, diventano spesa corrente annuale che fa carico al bilancio regionale, con buona pace dei cittadini, i quali maturano sulla loro pelle il concetto di sistema previdenziale contributivo e nello stesso tempo pagano i politici col vantaggioso sistema retributivo. E che retributivo.