Allineati e coperti, non per una strategia di coalizione ma per evitare passi falsi, perchè in questo mare in tempesta può spuntare una ciambella alla quale aggrapparsi. L'appuntamento elettorale di giugno impone le scelte per la presidenza della Provincia e per il sindaco di Pescara eppure nel Partito democratico travolto dagli scandali giudiziari non c'è fretta di decidere. Neppure adesso che l'opposizione ha calato i suoi assi: Luigi Albore Mascia al Comune e Guerino Testa per Palazzo dei Marmi.
In casa Pd tutto tace. Moreno Di Pietrantonio invoca le primarie convinto di poter conquistare l'investitura a candidato sindaco; Camillo D'Angelo ha già messo le mani avanti dichiarando che non correrà per la carica più alta ma sotto sotto sa che altri potrebbero chiedergli di farlo: in fondo ha dimostrato di saper portare bene i galloni di vice. Ma a dirla tutta, quello del Pd è un silenzio solo apparente e che nasconde anche piuttosto male le lacerazioni interne tra cordate e correnti in città e in provincia. Ecco perchè, alla fine, la ricerca avviata all'esterno del palazzo tra figure di spessore nella società civile è quella che con più probabilità può portare all'indicazione migliore per la corsa al Comune. L'unica eccezione ha la faccia il nome e il cognome del consigliere Marco Alessandrini, "giovane vecchio" che meglio di altri può rappresentare il nuovo su cui il Pd può ricostruire le basi per il futuro. Giovane d'età (troppo secondo qualcuno che a torto lo giudica inesperto) ma con la saggezza di chi è stato ben allevato: Alessandrini è il figlio del giudice Emilio, vittima del terrorismo negli anni di piombo. E' lui, e non a caso piace anche a Roma, su cui puntare per la ripartenza. Tantopiù se dall'esterno non arriverà il sì che il partito aspetta dall'autorevole personaggio contattato in queste ore. Un altro nome vincente potrebbe essere quello di Carlo Costantini, per dare quel segnale di rottura col passato che proprio l'IdV auspica. Ma è lo stesso Costantini a frenare: «Giusto rompere col passato degli scandali, non per incapacità amministrativa, anzi questa giunta ha fatto molto per Pescara. Ma non sono io l'uomo giusto: ho già fatto la scelta di rinunciare alla camera per guidare l'opposizione al consiglio regionale, rischierei di non essere compreso e di tradire i 250 mila abruzzesi che mi hanno votato». Nodi ancora più stretti per la corsa alla Provincia, dove il centrosinistra potrebbe lanciare un esponente dell'Italia dei Valori (Ciofani, Celupica, Pasquali) e dove il Pd, per la presidenza, si ritrova spaccato tra i favorevoli a Donato Di Matteo e quelli che spingono per Giorgio D'Ambrosio. Senza dimenticare outsider del calibro di Marino Roselli o Antonello Linari. E neppure Gianni Melilla, il cui nome riecheggia a Palazzo dei marmi, improbabile ma non impossibile. «La scelta è legata ad equilibri regionali, non c'è nulla di definito» spiega Costantini. «L'importante è presentare una coalizione unitaria ma nel Pd si discute se andare con un proprio candidato trasformando il primo turno in una sorta di primarie» è il commento di Marino Roselli. Ammesso che si andrà al ballottaggio.