Proteste di opposizione e sindacati. Epifani: «E' un errore»
ROMA. L'arresto resta ma solo per le violazioni gravi e «sostanziali». Negli altri casi di violazione «formale» il datore di lavoro rischia una multa. Questi i punti cardine del decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro, approvato ieri dal consiglio dei ministri, che hanno subito scatenato le proteste di sindacati e opposizione. «E' un provvedimento incomprensibile - ha dichiarato il segretario della Cgil Epifani - un grave errore».
«Il problema non è la qualità della sanzione - ha replicato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi - ma la sua effettività. Ci sono alcune novità che irrobustiscono la protezione, perchè la semplificazione e la certezza interpretativa concorrono alla sicurezza». Sacconi ha comunque assicurato che il decreto è «aperto» perchè, oltre all'esame della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari, sarà anche sottoposto alle parti sociali.
L'arresto. «Tutto l'impianto dell'arresto rimane sostanzialmente quello precedente» ha assicurato il ministro. Nel nuovo decreto rimane l'arresto per il datore di lavoro che non procede alla valutazione del pericolo nelle aziende ad alto rischio. Per le violazioni formali, invece, laddove era prevista l'alternativa arresto-ammenda si passa alla sola sanzione amministrativa, ma, ha garantito Sacconi, «in pochissimi casi».
Le multe. Rispetto al Testo Unico varato dal governo Prodi «qualche volta la sanzione è di più, qualche volta è di meno», ha precisato Sacconi. Per aggiornarle il governo ha preso come riferimento i valori della legge 626 del '94, ha calcolato l'inflazione accumulata nel periodo, che è del 36%, ed è «andato oltre», stabilendo un aumento del 50% rispetto a quegli standard. In questo modo la sanzione arriva per il datore di lavoro a un massimo di 8.000 euro. E' stato inoltre introdotto un meccanismo «di scala mobile» che permette di adeguare le sanzioni «automaticamente» nel tempo. Si è così posto fine al sistema «irrazionale» del Testo Unico, ha detto Sacconi, adottando criteri «ragionevoli».
Lo stop dell'attività. Se nel precedente testo, ha sottolineato il ministro, la sospensione dell'attività aziendale era prevista in caso di violazioni dello stesso tipo «reiterate» nel tempo, ora è prevista invece nel caso in cui alla prima verifica si riscontrino «almeno tre ipotesi di gravi violazioni» o la stessa violazione si ripeta «per la seconda volta in un biennio».
I precari Sacconi ha poi spiegato che vengono estese alcune protezioni anche ai lavoratori precari: «Nel documento di valutazione di rischio a cura dell'azienda dovranno essere inserite anche le forme di lavori precario, interinale e a termine perchè questi sono esposti a maggior rischio». Viene potenziata anche l'attività dell'Inail, finalizzata alla riabilitazione dei lavoratori vittime di infortuni. «Troppo spesso la persona che subisce un danno alla salute - ha proseguito Sacconi - viene lasciata a se stesso. Vogliamo favorire il reinserimento lavorativo».
Le polemiche. Per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, si tratta di «una modifica di cui non si sentiva assolutamente il bisogno» e «si è fatto un passo indietro». Gli ha fatto eco il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi: «Per colpa del governo ci saranno più morti sul lavoro». Sul fronte politico Cesare Damiano, Tiziano Treu e Enrico Letta del Pd si sono detti «decisamente contrari a modifiche sostanziali che cambino l'impostazione di fondo del testo unico sulla sicurezza». E per il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro il decreto è «una vera e propria licenza di uccidere che dobbiamo respingere con tutte le nostre forze».
Plauso dalle imprese. Le modifiche piacciono invece alle organizzazioni datoriali, che avevano criticato il precedente Testo Unico. Per Confartigianato, Cna, Confcooperative e Confcommercio il nuovo decreto è sulla strada giusta.