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Data: 28/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Cgil, salari fermi al 1993. Uno studio del sindacato di Epifani mette sotto accusa il sistema retributivo

In 15 anni i lavoratori hanno lasciato al Fisco 6.738 euro

ROMA. Negli ultimi quindici anni i lavoratori dipendenti italiani hanno lasciato al Fisco 6.738 euro cumulati (in termini di potere d'acquisto). Lo dice uno studio dell'Ires-Cgil che aggiunge anche: «Fra il 1993 e il 2008 i salari netti dei lavoratori dipendenti italiani sono rimasti fermi. Quindici anni di crescita zero dei salari netti mentre l'inflazione aumentava». Non basta, l'Istituto di ricerche economiche e sociali si spinge anche a simulare che cosa sarebbe accaduto se quindici anni fa ci fosse stato un accordo come quello siglato il 22 gennaio scorso da Confindustria e sindacati (non la Cgil) sul nuovo modello contrattuale. «L'accordo separato - dice l'Ires - avrebbe aggiunto alla perdita fiscale altri 6.587 euro cumulati di potere d'acquisto». Una simulazione che innervosisce subito la Cisl. «L'esercisio dialettico di chi la spara più grossa - dice Gianni Baratta, segretario confederale - non è un'attitudine a cui la Cisl si sente vocata».
I dati dell'Ires dicono che i quindici anni l'inflazione è cresciuta del 41,6%, le retribuzioni contrattuali del 41,1%, mentre le retribuzioni reali del 47,5%. Le retribuzioni nette nello stesso periodo sono cresciute del 43,3% per i lavoratori single e del 44% per i lavoratori con famiglia. E' facendo il confronto con l'incremento della retribuzione lorda (+47,5%) che si ottiene quella differenza che va in tasse, i 6.738 euro di cui all'inizio, che lo Stato avrebbe dovuto restituire e che invece ha incassato. Una cifra dove pesa la mancata restituzione del drenaggio fiscale, ovvero quell'aumento della tassazione legato all'aumento dell'inflazione. Solo dal 2002 al 2008 la mancata restituzione ha eroso i salari per 1.182 euro con una perdita totale di potere d'acquisto di 2.467 euro. Solo nel 2008 lo Stato ha incamerato di mancata restituzione 3 miliardi e 600 milioni. In 15 anni fra maggiore pressione fiscale e fiscal drag lo Stato ha incamerato 112 miliardi.
«I profitti delle maggiori imprese industriali (campione Mediobanca) - dice la ricerca - indicano che dal 1995 al 2006 i profitti netti sono cresciuti circa del 75% a fronte di un incremento delle retribuzioni (nelle imprese della medesima dimensione) del 5,5%». Le diseguaglianze con la crisi si accrescono, dice ancora l'Ires: 13 milioni e 600mila lavoratori guadagnano meno di 1300 euro al mese, 6 milioni e 900mila ne guadagnano meno di mille e 7 milioni e mezzo di pensionati non arriva a mille euro. (a.c.)

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