Mimì D'Aurora: così si perde ogni possibilità di investimento Protestano Provincia e Comune
PESCARA. Non ci sono più i fondi per il risanamento e la reindustrializzazione del sito industriale di Bussi. Lo ha comunicato la Cgil dopo l'incontro che il Comitato di sorveglianza sulle bonifiche industriali, di cui fa parte anche il sindacato, ha avuto con il governo. Secondo Mimì D'Aurora della segreteria Cgil Abruzzo e Paolo Castellucci, segretario Cgil Pescara, i soldi sono stati dirottati sul fondo strategico a disposizione del Consiglio dei ministri.
Il governo ha infatti incamerato i 3 miliardi di euro per la bonifica dei siti industriali inquinati previsti dalla delibera del Cipe del 21 dicembre 2007 (soldi del fondo Fas 2007- 2013), ed anche i residui 1.100 milioni di euro rimasti dopo gli interventi del ministro dell'Economia. Sono rimasti solo 50 milioni di euro che saranno autorizzati per la spesa, con decreto da emanare entro una decina di giorni, per la bonifica dei siti immediatamente operativi. Tra questi ne sono stati individuati solo tre, tutti al Nord: Fidenza 4 milioni di euro; Massamortara 2,5 milioni di euro e Ravenna con 23 milioni di euro, mentre i rimanenti 20,5 milioni di euro andranno alle spese di assistenza tecnica.
«Questo significa che per Bussi non c'e un centesimo per affrontare l'emergenza e per la bonifica di quella che è stata definita la più grande discarica di rifiuti industriali tossici d'Europa», sostengono D'Aurora e Castellucci».
Ma non è solo Bussi a vedere sfumare il finanziamento, perché su quei soldi speravano altri quattro siti industriali abruzzesi, indicati dalla precedente giunta come siti di interesse regionale: l'area industriale di Pile all'Aquila, l'ex zuccherificio di Avezzano, l'ex conceria di Chieti Scalo, l'area industriale dove insisteva la ex Saig in località Colleranesco a Giulianova.
Ma è a Bussi la delusione più forte, perché la promozione a sito di interesse nazionale dopo lo scandalo per la scoperta della discarica dei veleni, aveva alimentato la speranza in un inserimento dell'area tra gli interventi prioritari del governo.
Immediata è stata la reazione del Comune e della Provincia di Pescara. In una dichiarazione congiunta il presidente Giuseppe De Dominicis, ed il sindaco di Bussi, Marcello Chella, ritengono «gravissimo l'azzeramento dei fondi» e annunciano che si batteranno in tutte le sedi per ottenere che la decisione venga cambiata. «La rivelazione è tanto più grave», dicono De Dominicis e Chella «se si considera che è di questi giorni la notizia che si avviano a conclusione le indagini preliminari della Procura della Repubblica di Pescara sulla vicenda, e che la decisione di azzerare i fondi, oltre a preoccupare sul fronte della sicurezza dei cittadini, getta una luce sinistra anche sui progetti di reindustrializzazione dell'area».
Per il sindacato, col taglio dei fondi sfuma ogni possibile ipotesi di ripresa dell'area: «Gli interventi di bonifica infatti, anche in ragione della crisi, oltre a restituire pezzi di territorio a nuovi insediamenti produttivi ed evitare danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini possono essere un moltiplicatore di possibilità occupazionali» dicono D'Aurora e Castellucci. «La scelta irresponsabile del Governo, che toglie risorse ad interventi di assoluta priorità, necessita una adeguata e ferma risposta da parte delle forze sociali, ma soprattutto di una ferma presa di posizione della Regione, della Provincia e dei Comuni interessati».
La stima (probabilmente in difetto) per la bonifica dell'area è di 120 milioni circa. Oggi sono a disposizione solo 2 milioni (500.000 euro del ministero e 1,5 milioni della Protezione Civile), assegnati al Commissario per l'Aterno-Pescara Goio, «ma questi soldi non sono mai stati spesi», dice D'Aurora.
E senza quei soldi e la bonifica nessuna azienda si azzarderebbe a insediarsi in un'area che ha invece grande bisogno di investimenti, visto che in 10-15 anni ha perso quasi mille posti di lavoro. Attualmente altri 86 sono a rischio per il disimpegno deciso dalla società Medavox. Nei giorni scorsi l'assessore regionale alle attività produttive, Alfredo Castiglione, rispondendo a un'interorgazione dei consiglieri regionali Antonio Saia (Pdci) e Marinella Sclocco (Pd) aveva annunciato la costituzione di un tavolo tecnico Regione-Governo sulla crisi di Bussi e il possibile arrivo a Bussi della Orim. Ma senza quei fondi sarà impossibile studiare una soluzione per l'area.
Intanto martedì è da tempo in programma un incontro a Roma dei sindacati e degli enti locali con il ministro Claudio Scajola per discutere proprio del futuro del polo chimico di Bussi, della vertenza della Evonik Medavox e la richiesta di dichiarazione di «area di crisi» per l'intero sito chimico. È ora inevitabile che il taglio dei fondi diventi il tema prioritario.