ROMA Una vittoria schiacciante, dalle dimensioni quasi bulgare: il 96,27% dei lavoratori che hanno partecipato al referendum ha detto «no» all'accordo sul nuovo modello contrattuale firmato il 22 gennaio scorso da Cisl e Uil. Secondo i dati forniti dalla Cgil, che la consultazione ha promosso, a bocciare l'intesa sono stati 3,4 milioni di lavoratori mentre solo 134.000 (pari al 3,73%) hanno votato per il «sì».
Un «risultato straordinario» per Guglielmo Epifani. «Vuol dire - puntualizza il numero uno della confederazione di corso d'Italia - più gente di quanto sia iscritta alla Cgil e va, dunque, molto oltre la nostra rappresentatività. E' un dato che deve far pensare Cisl e Uil e che ci dice che la democrazia va usata in maniera più accorta da tutti». Ma va oltre, il leader della Cgil, avvertendo che la confederazione dirà «no» anche a tutti gli altri accordi settoriali che attueranno l'intesa del gennaio scorso. In sostanza, la Cgil andrà avanti con piattaforme separate, a partire da giugno con la trattativa sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Una nuova gelata nei rapporti con Cisl e Uil che, hanno pesantemente criticato il risultato del referendum. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, parla di «clamorosa panzana» divulgata per enfatizzare la manifestazione del 4 aprile. «In questo modo - dice - si mina la credibilità dell'intero sindacato confederale. Come si fa a ritenere un vero referendum una consultazione indetta solo da una organizzazione e con dei quesiti posti da un solo sindacato? Questi sono metodi che esistono laddove non c'è democrazia. Dovrebbero avere maggiore pudore e cautela prima di sciorinare numeri e tirare conclusioni politiche». Altrettanto dura la risposta della Uil. «Un risultato bulgaro per un referendum bulgaro e quindi difficilmente verificabile», commenta il segretario confederale, Paolo Pirani. «I numeri - aggiunge - non sono solo inferiori a quelli degli iscritti dichiarati, ma confermano ciò che andiamo dicendo da tempo, cioè che la Cgil è una parte importante del movimento sindacale ma non è la maggioranza di esso».
A fotografare i pessimi rapporti fra le tre confederazioni anche una denuncia di Cisl e Uil che, in una nota congiunta, definiscono «un fatto grave» l'adesione di alcuni governatori di Regione alla manifestazione di sabato prossimo a Roma: «Si tratta di una palese violazione del ruolo istituzionale pubblico e delle funzioni superpartes che ogni buon amministratore locale dovrebbe svolgere nel libero e autonomo esercizio del mandato democratico ricevuto dai cittadini».