I finanziamenti per la bonifica della discarica di rifiuti tossici di Bussi non ci sono mai stati. Altro che spariti. Lo dice il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che interviene a seguito della denuncia della Cgil in merito al dirottamento dei fondi Cipe stanziati dal Governo Prodi a fine 2007. «Non c'è stata nessuna distrazione di fondi - chiarisce Chiodi - poiché si è trattato semplicemente del trasferimento di un capitolo, prima relativo ad un fondo nazionale indistinto pari a circa tre miliardi di euro, al fondo strategico a disposizione della presidenza del consiglio dei ministri. So che c'è un'aspettativa forte su questa tematica ma sono estremamente fiducioso ed altrettanto convinto che se qualcosa si farà per bonificare la discarica di Bussi, si farà grazie a questa amministrazione che si sta muovendo in maniera seria al contrario di quanto accaduto in passato». Comunque siano andate le cose, resta il fatto che i fondi Cipe per la bonifica della discarica di rifiuti tossici più grande d'Europa non ci sono. Bonifica anno zero. «La bonifica della cosiddetta discarica dei veleni di Bussi sul Tirino - aggiunge Chiodi - è una priorità per la Regione Abruzzo, per la rilevanza ambientale ed igienico-sanitaria che la problematica ha avuto e continua ad avere sulla popolazione regionale interessata che è pari a circa 400 mila abitanti. Questo Governo regionale è pronto a giocare il suo ruolo attingendo, in parte, ai 24 milioni di euro di fondi disponibili nell'ambito del Por 2007-2013 per il finanziamento dei siti da bonificare, ma è necessario, per la rilevante portata economica degli interventi, che il Governo supporti la bonifica dell'area inserita nell'ambito di un sito d'interesse nazionale». I fondi Por, dunque, non bastano per bonificare la "cosiddetta discarica dei veleni". La Regione chiederà aiuto al Governo Berlusconi. Si ricomincia da capo. Immediata la replica di Camillo D'Alessandro, capogruppo del Pd in consiglio regionale: «Quanto dichiarato dal presidente Chiodi è solo un tentativo di accampare scuse e di arrampicarsi sugli specchi. La verità è una sola. Prima c'era un finanziamento destinato all'area di Bussi. Ora quei fondi sono finiti in un calderone gestito dalla presidenza del consiglio, del quale nessuno ha garanzie. Quei fondi erano a valere per un periodo ampio necessario a realizzare un intervento che andava oltre la bonifica, puntando alla reindustrializzazione dell'area. Se non si bonifica, nessuno andrà lì ad investirci». Oggi, intanto, sul futuro del polo chimico vertice dal ministro Scajola.