PESCARA. Più di seimila abruzzesi saranno a Roma, sabato, per partecipare alla manifestazione nazionale promossa dalla Cgil. Dalle quattro province della regione, annuncia il segretario regionale del sindacato, Gianni Di Cesare, partiranno 118 pullman, il che vuol dire che l'Abruzzo sarà al Circo Massimo «in misura imponente» con l'obiettivo di tutelare salari, pensioni, libertà e diritti. La Cgil Abruzzo si è attivata a tutti i livelli per favorire la partecipazione alla manifestazione del 4 aprile e sta chiedendo l'adesione anche alle amministrazioni comunali e agli intellettuali. Un primo grande risultato lo ha già raggiunto nei giorni scorsi, con la consultazione dei lavoratori sull'accordo relativo al modello contrattuale, sottoscritto dalle altre sigle.
La risposta degli abruzzesi è stata molto ampia, come nel resto d'Italia. Nella regione hanno votato 44.547 persone, tra lavoratori e pensionati, e i "no" all'accordo sono stati 42.181, cioè il 94,69 per cento, contro i 1.740 "sì". Per Di Cesare si tratta di un risultato «eccellente» considerato che nel 2007, quando fu promossa una consultazione insieme a Cisl e Uil, i votanti furono 66.866. Dal punto di vista organizzativo, il sindacato si è dato un gran da fare per incontrare i lavoratori e chiedere loro di votare: sono state promosse, infatti, 1.020 assemblee e a migliaia e migliaia di addetti sono stati illustrati tutti i "no" della Cgil all'accordo separato. Il sindacato non condivide l'intesa sottoscritta dalle altre sigle perché «il contratto nazionale non avrà mai la possibilità di recuperare il potere d'acquisto del salario reale, il secondo livello di contrattazione è più rigido e non viene esteso, aumenta la possibilità di derogare in peggio al contratto nazionale, aumentano le differenze tra lavoratori pubblici e privati, si interviene pesantemente sul diritto di sciopero, e il criterio del voto per le Rsu non è assunto esplicitamente per misurare la rappresentatività dei sindacati». La Cgil ritiene che le priorità siano altre, e cioè aiutare i lavoratori, i pensionati e i precari che vivono la crisi, ridurre le tasse, incrementare le retribuzioni e le pensioni, estendere gli ammortizzatori, stabilizzare i precari e sviluppare servizi pubblici e stato sociale. Per chiedere tutto questo scenderà in piazza sabato e poi si dovrà ricominciare a riflettere sulla situazione locale, perché «la crisi si sta estendendo anche in altri settori e le cose vanno sempre peggio».