LONDRA - Vista la cura con la quale leader ed esponenti di governo si sottopongono ad ogni summit al rito della foto ufficiale, fa riflettere la tenacia con la quale Silvio Berlusconi ieri a Londra ha tentato per un paio di volte - salvo poi riuscirci - di portare a casa la foto che segnerà il vertice dei G20. A metà mattinata, relegato nell'ultima fila della tribunetta utilizzata per la foto opportunity, e stretto tra il presidente americano Obama e quello russo Medvedev, al Cavaliere non è restato che battere la mano sulla spalla di Obama e chiedere al presidente la possibilità di uno scatto con il collega russo. A permesso accordato, una scarica di flash si è avventata sui tre trasformando l'evento mediatico in un'immagine che sembra raccontare la storia di tre affiatatissimi amici felici di rivedersi dopo anni.
D'altra parte chi si va a leggere il lungo documento finale che immancabilmente conclude ogni vertice?. Anche il più inconcludente. Meglio, ha sempre pensato il Cavaliere da quando nel 2001 inseguì Bush al vertice Nato di Bruxelles, una foto da inserire nell'album e da esibire in salotto. In pochi secondi il Cavaliere porta a casa una decina di scatti che lo ritraggono al centro mentre Obama saluta con il pugno chiuso e il pollice alzato e Medvedev fa "ciao-ciao" con la mano sinistra.
Ad un Berlusconi in vena, come quello londinese, nemmeno la Regina è riuscita a tenergli testa. L'altra sera, alla cena a Buckingam Palace, il Cavaliere subito dopo la foto di gruppo con i colleghi del G20, ha fatto di tutto per richiamare l'attenzione del nuovo inquilino della Casa Bianca: «Mister Obama! Mister Obama!», chiamava ad alta voce il premier italiano, relegato in terza fila nella foto di gruppo. Obama, «dallo sguardo acchiapponico» - come lo ha definito successivamente lo stesso Berlusconi prendendo a prestito una battuta di Gigi Proietti (ma Palazzo Chigi più tardi ha chiarito che il premier si riferiva a un giornalista e non al presidente Usa) - si volta e il Cavaliere è velocissimo: «I'm mister Berlusconi!». Segue risata che alleggerisce il clima ma che sconcerta la regina Elisabetta la quale, si volta e chiede in maniera seccata («Ma chi è? Suvvia...»), pur conoscendo il nome del rumoroso leader che ha turbato l'etichetta reale.
Nella giornata dei siparietti non poteva mancare quello con il ministro Tremonti al quale concede la parola per sentire qualcosa di «geniale». Il ministro replica sostenendo «che di solito ai vertici lavorano i ministri e gli sherpa. Stavolta hanno fatto tutto gli sherpa e i capi di stato che si applaudivano tra loro...». «Mentre voi eravate al cesso», taglia corto sorridendo il Cavaliere, che poi recupera con il suo superministro con un paio di pacche sulle spalle, ma poi inanella un'altra battuta quando vede una giornalista Rai prendere appunti: «Cosa scrivi tu, guarda che a casa mia ci sono riunioni per la Rai...».