"Si possono ritardare alcune opere pubbliche, ma non il Ponte"
PRAGA - Il tavolo della Cgil? "Glielo diamo in testa". La manifestazione? "La solita disinformazione". Non erano tre milioni ma "200 mila". Le richieste di Epifani? "E' quello che già stiamo facendo" ma "non si può dialogare con i sordi". Usano il solito "sistema comunista, non sono cambiati per niente". Silvio Berlusconi passeggia per il centro di Praga. In attesa del summit Europa-Usa, fa shopping alla ricerca di due regali per Putin e Medvedev. In tenuta sportiva, entra e esce dai tanti negozi di antiquariato nelle vicinanze del Ponte Carlo.
Saluta i turisti italiani e poi in riva alla Moldava si scatena. Se la prende con i giornali italiani rei di "giocare contro l'interesse dell'Italia". Ma nel novero dei "nemici" mette anche il sindacato di Guglielmo Epifani e chi ieri ha sfilato a Roma. "Ci sono i giornali che mi calunniano - attacca - e questi che scendono in piazza. Rimane sempre la vecchia abitudine della menzogna assoluta".
A partire dal numero dei partecipanti al corteo. "Hanno detto 2 milioni e settecento mila. Poi telefoniamo al ministero dell'Interno e alla Questura e ci fanno sapere che non raggiungono i 200 mila". Per rendere l'idea, il premier cita un film polacco del 2007 - "Katyn" - in cui si ripercorre la strage di 22 mila ufficiali polacchi compiuta dalla polizia sovietica nel 1940, appunto nella foresta russa di Katyn. "L'ho visto l'altro giorno. Fino alla caduta del muro di Berlino - è il suo paragone - avevano sempre fatto credere il contrario, avevano fatto sparire tutti quelli che dicevano che il massacro era stato fatto dai nazisti. Tutti avevano mentito, dal 1940 al 1989".
Un episodio che a suo giudizio è calzante perché "questo è il sistema comunista che vige ancora in Italia nelle persone che poi dicono "io odio Berlusconi" o mi chiamano "il ghigno del male". Sono sempre gli stessi con le loro propaggini nelle gazzette italiane".
Così, la reazione alla richiesta di aprire un tavolo sulla crisi è fermissima. "Sì, in testa glielo diamo il tavolo" gli scappa mentre entra in macchina. Dopo qualche secondo, però, puntualizza. "La Cgil chiede cose che stiamo già facendo. Quando dico che "non lasceremo indietro nessuno", che vuol dire? Vuol dire che metteremo negli ammortizzatori sociali tutte le somme necessarie. Nessuno sarà lasciato indietro. Perché uno Stato, quando c'è una crisi, deve pensare ai suoi cittadini, magari anche rallentando certe opere pubbliche che erano in programma".
Una frase che ha fatto pensare al Ponte sullo Stretto, ma lo stesso Berlusconi lo esclude: "Quella è un'opera epocale, ci sono altri interventi che si possono sospendere. Anche se io credo che non ce ne sarà bisogno. Tremonti mi ha assicurato che i soldi stanziati basteranno". "La cosa più importante - insiste - è che si mantenga la pace sociale. Quando uno è malato, i soldi li spende prima per curarsi".
E allora via ancora con gli affondi contro il sindacato. Come un fiume in piena: "Sostengo queste cose "apertis verbis" e poi dicono esattemente il contrario. Allora, scusate, non è possibile. Con i sordi non si può parlare, è inutile. Cosa abbiamo fatto con le Regioni? Non siamo andati a trattare?".
Le critiche frontali del premier alla Cgil erano state precedute da una serie di commenti sprezzanti di ministri e big della maggioranza. Il primo era stato Renato Brunetta: "Una scampagnata in più non fa male". "Inutile carnevalate" aveva detto Maurizio Gasparri. In serata Maurizio Sacconi aveva riconosciuto che i manifestanti "meritano rispetto, anche se la manifestazione è fallita". Dieci minuti dopo sono arrivate le "bastonate" di Berlusconi.