ROMA - Guglielmo Epifani lancia dal palco la proposta di un tavolo tra governo e parti sociali sulla crisi economica, sottolineando che anche Confindustria, Cisl e Uil dovrebbero essere d'accordo. Ma mercoledì sera, a via Veneto, nella foresteria del presidente degli imprenditori, la stessa Emma Marcegaglia e i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, firmeranno l'intesa applicativa dell'accordo sulla riforma della contrattazione sottoscritto il 22 gennaio, che è all'origine della divisione sindacale e della manifestazione solitaria di ieri della Cgil. Per non parlare di Berlusconi che il tavolo a Epifani «in testa» glielo darebbe. Insomma, dopo due mesi e mezzo di conflitto siamo al punto di partenza e l'apertura al dialogo del leader della Cgil pare caduta nel vuoto.
Il governo è irremovibile. «Il confronto c'e sempre stato. Ci siamo visti con i sindacati numerosissime volte», taglia corto il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. «Il problema - ha spiegato più volte il titolare del Welfare, Maurizio Sacconi - è che Epifani quando viene non lo fa per negoziare. Così riusciamo a fare accordi con tutti, sindacati, imprese, Regioni, ma non con la Cgil». Concorda Angeletti: «L'ultima volta che mi sono visto con Bonanni ed Epifani, Guglielmo a un certo punto ha detto: "Che possiamo fare insieme?". E io gli ho risposto: "Tutto, basta che la Cgil sia disposta a compromettersi politicamente col governo, cioè a prendere in considerazione l'ipotesi di fare accordi con Berlusconi". Altrimenti lei resta in piazza e il governo va avanti lo stesso».
«Il tavolo? Lo abbiamo chiesto prima noi - dice Bonanni - l'importante è che Epifani non pensi di venire per dire agli altri che cosa devono fare». Se così stanno le cose, sarà dura per la Cgil rientrare, capitalizzare cioè la protesta a un tavolo di trattativa. «Non abbiamo alcun bisogno di inseguire la Cgil-dice un ministro- Tanto più che la loro manifestazione ci ha fatto il solletico. Fossero stati milioni il governo ne sarebbe stato scosso, ma erano 200 mila...». Anche Angeletti vede la Cgil nell'angolo. «Certo, lo capisco Guglielmo: dopo mesi di scioperi e manifestazioni doveva pur indicare ai suoi una prospettiva. E, non avendo la forza di far cadere il governo, che poteva dire? O "facciamo un altro sciopero" o, come ha fatto, "apriamo un tavolo"». Che succederà allora? Al di là della guerra sui numeri, la Cgil resta una speranza per centinaia di migliaia di lavoratori e pensionati. Al Circo Massimo erano in tanti gli operai in cassa integrazione.
Come Daniele Fortini, un metalmeccanico della Tramec di Bologna, che ha fatto parte del servizio d'ordine che ha scortato Epifani. Gli è stato di fronte per tutto il percorso che affianca il Circo Massimo fino al palco, ha camminato all'indietro, come un gambero, per quasi un chilometro, senza mai staccare gli occhi dal suo leader e poi, prima di lasciarlo, lo ha abbracciato: «Guglielmo non mollare, sto in cassa integrazione, bisogna andare avanti». Daniele, 38 anni, ha «due figli, di 5 e 10 anni, e un mutuo da pagare, ma da gennaio una settimana lavoro e una sto in cig. Sono mille euro al mese: mi dici come faccio?». Epifani e la Cgil vogliono rappresentare anche tutte queste vittime della crisi. E una sinistra in difficoltà si aggrappa alla piazza del sindacato rosso per ritrovarsi. Ma è una sinistra quanto mai frammentata. E che, mentre Epifani fa il suo comizio, si ripara dal sole sotto i gazebo bianchi allestiti nel retropalco, e discute tra un pasticcino e una pizzetta del suo futuro. Ci sono tutti. D'Alema, Cossutta, Leoluca Orlando, Bertinotti e signora, Agnoletto, Ferrero, Cento, Nichi Vendola, Grazia Francescato, Bersani, Diliberto, Cesare Salvi, Zipponi, Bassolino, Marco Ferrando, Valdo Spini, Flavia D'Angeli. Veltroni ha preso parte a un pezzo del corteo. Franceschini ha portato un saluto prima che partisse.