ROMA Cinque cortei che, come cinque torrenti, si riversano nel catino del Circo Massimo. Ribolle di folla, rigidamente purpurea: cappellini, vessilli, striscioni, persino qualche bamboccio in carta pesta. «Una giornata straordinaria, una delle più grandi manifestazioni di sempre», per dirla con un emozionatissimo Guglielmo Epifani. Ore tredici e trenta. Un'ora di discorso. Ad applaudirlo e cantare 2.700.000 persone, solo 200.000 secondo stime della Questura. Esattamente sette anni dopo lo storico raduno di Sergio Cofferati contro la riforma dell'articolo 18. Epifani non riesce a stracciare il record di 3 milioni. Ma non era certamente questo l'obiettivo della mobilitazione. Piuttosto mette in fila, Epifani, le richieste della Cgil che al clou del Circo Massimo arriva dopo altri momenti di protesta-proposta, scattati nel settembre dello scorso anno quando già all'orizzonte cominciavano a stagliarsi le ombre nere della crisi. Dunque: «Il governo - sottolinea con tono deciso il leader - fa molto meno di quello che serve e non va bene aspettare che passi la nottata, è dalla nottata che dipende il nuovo giorno. Il governo si dia una sveglia e apra un tavolo vero di confronto». Quattro i punti da discutere: politiche industriali; ammortizzatori sociali e loro congruità con la possibilità di chiedere il blocco dei licenziamenti; redditi dei lavoratori anziani e pensionati; lotta all'evasione fiscale e restituzione del fiscal drag.
E' così che la crisi va presa di petto. «Anche perchè - dice Epifani - certamente non siamo in grado di fare previsioni, ma se il Pil del Paese dovesse scendere del 4% nel 2009 questa caduta non la si potrebbe affrontare con battute perchè non vorrebbe dire tornare a 10 anni addietro, ma compiere un salto nel vuoto nella disoccupazione di lavoratori e artigiani». Per questo, precisa, siamo scesi in campo. E puntualizza: «Anche quando gli altri non ce lo consentono». Gli "altri" sono, ovviamente, Cisl e Uil. Dalla folla sale qualche timido applauso. E' intanto dinanzi al palco è scomparso un vessillo che aveva resistito solo pochi minuti: due cavalli con i volti di Angeletti e Bonanni e la scritta, "datevi all'ippica". Ne resistono altri, meno graffianti per i rapporti interconfederali: «La crisi non esiste, è un'invenzione dei comunisti»; «Abbattiamo il nuovo Mussolini e la terza Repubblica». Mussolini, dal balcone di piazza Venezia è, nella circostanza, Silvio Berlusconi. Che incassa anche l'applauso probabilmente più lungo del popolo cigiellino quando Epifani lo nomina per invitarlo ad aprire un tavolo di confronto sulla crisi.
Solo qualche mugugno allorchè il sindacalista lancia un secondo invito, questa volta diretto a Cisl e Uil: «Bisogna confermare l'unitarietà del sindacato. Perchè non ci possono essere divisioni su una crisi che riguarda tutti». Magari l'unità si potrà ritrovare al tavolo con il governo, se e quando ci sarà. Intanto i rapporti sono tesi, inutile negarlo. L'accordo separato sulla riforma dei contratti ha ampliato la spaccatura. Il referendum "separato" della Cgil ha messo l'imprimatur. Epifani dal palco del Circo Massimo lancia la proposta - o la provocazione? - di procedere ad un referendum unitario sul modello contrattuale. Questa volta vincolante, almeno per quel che riguarda la Cgil. «Non si gioca con la democrazia: la democrazia c'è o non c'è. Non può esserci solo quando il risultato è sicuro». Pronta replica del leader della Cisl Bonanni: «Mi dispiace che la generosità di tante persone venga utilizzata per fini elettorali e non sindacali. Il Paese ha bisogno di piazze sindacali e non di piazze elettorali». Puntualizza il numero uno della Uil Angeletti: «Di confronti ne abbiamo fatti due o tre, poi il governo fa quello che gli pare, Epifani deve dichiarare se è disponibile. I salari si difendono rinnovando i contratti».