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Pescara, 28/04/2026
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07/04/2009
Il Messaggero
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TERREMOTO IN ABRUZZO - La luce dell'alba svela la morte dell'Aquila. Morti, feriti, dispersi, crolli. Finisce col primo raggio di sole l'illusione di danni contenuti |
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L'AQUILA - Dura una notte soltanto l'illusione di una scossa soltanto più forte, di un edificio crollato in via Venti settembre ma soltanto lui, di una paura soltanto più grande ma neppure tanto. Poi l'alba e la luce si alzano sulla catastrofe. E' una scossa di terremoto violentissima quella che uccide in pochi secondi alle 3.32 centocinquanta persone, che ne ferisce altre 1.500 e che lascia senza casa altri centomila all'Aquila e nei dintorni. E' l'affondo improvviso e traditore di un sisma che si era annunciato con piccole scosse a partire dal 14 dicembre, quasi ogni giorno quasi ogni notte e per questo più insidioso perchè aveva abituato gli aquilani a quell'incessante tremore, e poi si era fatto piano piano più violento e che a mezzanotte di quella stessa notte aveva annunciato il suo arrivo con una scossa forte ma non pericolosa. La terra trema, è una scossa del nono grado della scala Marcalli quella che colpisce L'Aquila, e la colpisce al cuore, nel suo centro storico, nei suoi monumenti più antichi. La macchina dei soccorsi parte ma in ritardo, nonostante lo stato di allerta proclamato già una settimana fa, dopo il primo comitato della Protezione civile convocato seguito alla scossa di lunedì scorso. Vengono subito approntate dieci colonne mobili di soccorso per far fronte all'emergenza del terremoto in Abruzzo: lo riferisce il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Facendo il punto della situazione, in un incontro convocato presso la sede del ministero, Sacconi precisa che le unità mobili sono state allestite sia dalla Croce Rossa che dalle Regioni. Incessante il lavoro dei soccorritori nel luoghi dei crolli. E' colpito il centro dell'Aquila, ma anche i dintorni. Completamente distrutta Onna, e anche Castelnuovo, e Paganica. Iniziano i primi pesanti disagi, comincia a mancare la benzina nei distributori, e i generi di prima necessità. Secondo la Croce Rossa mancano acqua, omogeneizzati, pannolini, latte e alimenti, mentre le scorte di sangue recuperate sono appena sufficienti a coprire il fabbisogno. E l'intera città, o quello che resta, passa un'altra notte in macchina, in mezzo alla strada o sui piazzali, sotto una pioggia incessante. E continuerà per tutta la notte il flusso dei feriti che raggiungerà con i mezzi di soccorso l'ospedale di Pescara e le strutture sanitarie più vicine. Molti dei pazienti sono stati trasportati con elicotteri civili e militari, atterrati all'aeroporto d'Abruzzo. Alle otto di mattina al campo sportivo di Piazza D'Armi viene allestito l'ospedale da campo, e punti di assistenza per gli sfollati. 1.640 sono i vigili del fuoco inviati in Abruzzo per l'emergenza con 677 mezzi. Vengono istituiti cinque centri operativi misti: L'Aquila, San Demetrio, Pizzoli, Rocca di Mezzo e Paganica, allestiti 4.320 posti letto e 15 gruppi elettrogeni per le tendopoli. Il presidente della Regione Gianni Chiodi chiude le scuole di ogni ordine e grado ad oltranza. Saranno i sindaci, nei prossimi giorni e dopo i controlli negli edifici, a stabilire le modalità per la riapertura. La gente si accalca in ogni spazio libero, davanti alla questura, davanti ai centri commerciali, nei parchi con tutto quello che è riuscita ad arraffare a casa. In molti si aggirano con le gabbie degli uccellini o dei gatti, o con i cani al guinzaglio. La città invece è deserta, uno spettacolo lunare quello che si apre agli occhi di chi ci va a camminare una volta che si è fatto giorno. In piazza Duomo ci sono accampate le 35 vecchiette dell'ospizio delle suore Ferrari, in via Sallustio, una sola si è ferita alla testa. «Siamo scappate via subito, prendendo qualche coperta e ci siamo rifugiate qui - racconta una giovane suora - e qui abbiamo aspettato che facesse giorno». Per fortuna che l'unico bar aperto in piazza Duomo distribuisce caffè e latte caldo. Ma altri giovani e vecchi sono accampati a piazza Palazzo, intorno alle fontane, sui bordi delle aiole. Molti dormono, finalmente riscaldati dal sole caldo. La Curia è semi distrutta, il Convitto è crollato, nella casa dello Studente in via Venti settembre arrivano i cani lupo a cercare i corpi tra le macerie. Ma si capisce subito che il bilancio delle vittime è destinato a salire rispetto alle stime ottimistiche del mattino. Un appello viene rivolto a tutti i 118 della regione per reperire il maggior numero di body-bag, segno che sono tanti ancora i morti sotto le macerie. Il ristorante-albergo "Il tetto" non c'è più, è un cumulo di macerie. L'ospedale San Salvatore dell'Aquila, realizzato secondo le norme antisismiche, viene dichiarato inagibile al novanta per cento. Inagibile anche l'obitorio, e i morti vengono accalcati nell'ufficio accettazione, dove si va a pagare i ticket. I feriti vengono sistemati all'aperto, ed è possibile finchè regge il sole, poi in serata arriva la grandine e l'ospedale San Salvatore verrà completamente evacuato. I feriti vengono trasferiti con gli elicotteri militari negli ospedali della regione. Si lavora tutta la notte per estrarre i morti dalle macerie con la terra che continua a tremare. Un orrore senza fine. Bimbi abbracciati alle mamme, intere famiglie sterminate. Ma anche una bimba di due anni estratta viva da una casa a San Gregorio, mentre la madre morirà nel tentativo di farle scudo col proprio corpo. Comincia l'esodo verso la costa, chi può fugge, dalla disperazione e dalla paura. Lasciandosi alle spalle una città distrutta e i suoi morti.
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