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Pescara, 28/04/2026
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Data: 08/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - Viaggio al termine dell'inferno: la grande fuga verso Pescara. Un itinerario in mezzo a macerie e sofferenza, puntando sull'Adriatico

L'AQUILA - È una vera via Crucis. Il tragitto da L'Aquila a Pescara è un campo di guerra. Sembra di rivedere le immagini della guerra in Irak o in Afghanistan che hanno sempre lasciato di stucco.
Intanto ieri mattina una colonna di auto proveniente dal capoluogo si è riversata sulla costa adriatica. È una processione senza fine: gli aquilani stanno abbandonando la loro città. Addirittura alcune persone viaggiano con il parabrezza frantumato, letteralmente con l'aria sul viso, quasi fosse un'auto cabrio. L'importante è fuggire dalla terra che continua a tremare.
L'odissea inizia già da Torre de' Passeri, dove alcune auto si sono posizionate in modo strategico, mentre da Bussi inizia la colonna dei soccorsi che si snoderà fino al capoluogo. Il sole accecante, dopo il temporale apocalittico di lunedì sera sembra voler illuminare le zone martoriate. La bellissima Capestrano che campeggia dalla sua sommità è praticamente spopolata; tante le automobili nelle zone circostanti per evitare ulteriori disastri. I prati sono verdissimi, gli alberi in fiore. Tutt'intorno odora di primavera, uno schiaffo alla solitudine e alla cupezza degli abitanti. Ma si procede, la strada è ancora lunga, e i mezzi di soccorso aumentano sempre di più. Nei pressi del bivio di Ofena, si fermano nelle zone di sosta alcune automobili, si scambiano abbracci, sgorgano le lacrime. Molto probabilmente alcune persone si sono date appuntamento a metà strada per veleggiare verso altri lidi. Alcuni indossano ancora il pigiama e le pantofole, unico capitale della maledetta notte del 6 aprile. Gli abbracci sono strettissimi, quasi a dire, dai che ce la facciamo!
Sul rettilineo arriva la stazione di servizio. La fila è lunghissima, tutti devono fare rifornimento, l'addetto si prodiga per accontentare tutti. Meno male arriva un'altra autobotte di carburanti, la benzina è sufficiente per le auto che si dirigono verso la costa. Si tira dritto, il cuore della tragedia si avvicina sempre di più, il cuore pulsa, aumentano le folate di vento quasi a voler schiaffeggiare tutti quelli che si azzardano ad avvicinarsi al regno delle tenebre. Gli alberi questa volta, sempre con dei splendidi fiori rosa, una volta guardie del corpo per coloro che si avvicinano al capoluogo hanno le "braccia" spezzate, i rami penzolano a terra, anche loro sono stati stroncati.
Pian piano si arriva a Navelli, c'è una calma apparente, ma molte persone si sono attrezzate con tende e roulotte negli spazi verdi. Molte persone affollano il bar della stazione di servizio. Un'anziana letteralmente stremata si abbandona con la sua vestaglia da notte su una sediolina bianca davanti al sole. È una sopravvissuta e si gode il ritorno alla vita. Arriva la prima rotatoria, la chiesa del cimitero di Navelli è integra, seconda rotatoria la chiesa di Civitaretenga tanto decantata da Vittorio Sgarbi, anche in questo caso non mostra crepe. Ma si arriva alla terza rotatoria nei pressi del bivio di San Pio delle Camere, poco prima del distributore di carburanti, la terza "chiesa del Tratturo" sbriciolata a metà, gli splendidi affreschi fanno capolino dalle macerie, forse qualcosa si è salvato.
Tappa successiva Castelnuovo di San Pio, l'abitazione a fianco del ristorante La Cabina è completamente sventrato. Solo tre armadi si reggono sulle macerie: il viaggio agli inferi è iniziato. Sul prato una mandria di mucche si gode il bel caldo, un pastore, invece, con il viso tra le mani, in canottiera seduto su una roccia si dispera. Da adesso in avanti è un susseguirsi frenetico di roulotte, tende, automobili parcheggiate alla rinfusa. Si arriva a Poggio Picenze, la tendopoli sul campo di calcio è affollattissima e ordinatissima.
La Protezione civile lungo la strada distribuisce i viveri. Le automobili iniziano a incolonnarsi, i mezzi dei Vigili del fuoco e di tutte le forze dell'ordine e della Protezione civile sono disposti ai lati della strada. Il rettilineo di San Gregorio, Bazzano, poi ecco Onna, una frazione che non c'è più. Si continua a scavare tra le rovine, circa 200 persone tra giornalisti, cameramen, di cui molti stranieri, cercano di raccontare e di far vedere a tutto il mondo quello che è accaduto in Abruzzo. La tendopoli è sistemata, mancano ancora i bagni chimici, ma dicono che saranno presto posizionati. Si aggirano ragazze ferite e incerottate, in tanti piangono e altrettanti incoraggiano: è una scena impressionante.
Stessa scena a Bazzano. Si sale verso L'Aquila dalla superstrada si scorge un palazzo sbriciolato nei pressi della Torretta, poi vicino al Cimitero tante automobili parcheggiate sui piazzali dei supermercati. Nei pressi dello stadio c'è il vuoto, la città è praticamente deserta, soltanto alcuni si affrettano per prendere la via di Pescara mentre gli angeli della salvezza dominano la scena con i loro mezzi. Siamo arrivati alla fine del viaggio, nel cuore degli inferi.






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