L'AQUILA - Oggi sarà all'Aquila il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per testimoniare la sua vicinanza alle vittime del sisma. Nelle prossime ore è atteso anche il presidente del Senato Renato Schifani, che ha aperto a Palazzo Madama un fondo per i bambini terremotati, mentre il presidente della Camera Gianfranco Fini trascorrerà la Pasqua con gli sollati in uno dei campi allestiti dalla Protezione civile.
E ieri è stata, ancora una volta, la giornata di Silvio Berlusconi. «Sarò qui ogni giorno», aveva detto il premier, e sta dando seguito a quel proponimento. E con lui sono arrivati Umberto Bossi («L'Abruzzo è forte, ce la farà») con mezzo Governo (Angelino Alfano, Ignazio La Russa, Giulio Tremonti, Roberto Calderoli), il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il leader dell'IdV Antonio Di Pietro. Rapida visita anche del leader del Pd, Dario Franceschini: «Il partito ha messo a disposizione della Protezione civile mille volontari tra medici, infermieri e altri esperti, e 25 cucine da campo in grado di preparare 10mila pasti al giorno».
Tornando a Berlusconi, ieri il premier ha incontrato i cittadini e visionato gli edifici crollati o lesionati nel centro urbano, accompagnato dal governatore Gianni Chiodi. Un'anziana donna gli si è gettata tra le braccia, piangendo e urlando disperata: «Silvio aiutaci, non abbiamo più niente, non ho più niente». Berlusconi l'ha tenuta stretta a lungo: «Facciamo il possibile, dai che l'Italia risponde». E la donna: «Non vi dovete dimenticare di noi. Io nemmeno i denti ho più». Pronta la replica: «Signora siamo qua, vedrà che non lasciamo indietro nessuno». Poi, dopo il sopralluogo: «E' molto peggio di quanto si pensasse. Ritenevo che la cosa riguardasse soprattutto le vecchie case, dopo che avevo visto con l'elicottero i paesi. Invece qui non c'è una casa integra. Continuerò a venire qui, perchè mi sembra opportuno che uno si renda conto di persona di quello che è successo. L'Aquila è una città fantasma, ma dobbiamo reagire a questa immane tragedia; questa è una città che non solo è stata ferita, ma è veramente in condizioni drammatiche, con tanti edifici di grande pregio storico che sono stati lesionati, alcuni dei quali andrà abbattuto per essere poi ricostruito. Un lavoro veramente improbo, su cui nessuno oggi è in grado di fare previsioni. Dobbiamo trovare ulteriori posti per le persone sfollate, perchè il tempo della ricostruzione sarà lungo e non si può pensare che la gente resti nelle tende».
Ma, sulla ipotizzata "new town", il premier incassa la frenata di Umberto Bossi: ««L'Aquila ha anche una parte antica. Berlusconi ha le chiavi, ma bisognerà vedere cosa decidono il sindaco, il consiglio comunale e i cittadini, su questa "new town"».