L'AQUILA. Attonito e sgomento fra le macerie di una «città fantasma». Silvio Berlusconi tocca con mano i drammi provocati dal terremoto e, al termine di un lungo sopralluogo al centro dell'Aquila, riconosce che quanto ha visto é «molto peggio» di quanto aveva immaginato. Per il terzo giorno consecutivo, il presidente del Consiglio arriva con l'elicottero dell'aviazione militare e poi, davanti ai giornalisti, snocciola il nuovo tragico bilancio del terremoto: morti, feriti, sfollati. Poi, difende l'idea di costruire una «new town» sottolineando però che il centro storico non sarà toccato. Propone di dividere la ricostruzione in 100 progetti da affidare alle province in modo che in caso di mancati risultati i responsabili siano sottoposti al pubblico ludibrio. Si scaglia contro il fenomeno dello sciacallaggio e ribadisce la sua intenzione di dispiegare anche l'esercito per blindare la città e non permettere l'accesso a nessuno al di fuori dei soccorritori. Il Cavaliere, dopo aver annunciato di aver trovato 16 milioni di euro di fondi per ricostruire la Casa dello studente, si concede una battuta: «In questa emergenza ho battuto un altro record: non dormo da 44 ore, un buon risultato per uno come me che ha 35 anni», dice sostenendo che «anche in tragedie come queste bisogna saper sorridere». Ma l'ottimismo lascia il posto allo sgomento non appena raggiunge per la prima volta il cuore della città colpita dal terremoto. La prima tappa é proprio davanti alla Casa dello studente, uno dei simboli della tragedia. Al presidente del Consiglio viene immediatamente dato un casco dei vigili del fuoco che lui indossa con disinvoltura, ascoltando con attenzione anche dettagli tecnici che gli vengono raccontati da Sergio Basti, direttore centrale per l'emergenza dei vigili del fuoco. Il funzionario lo informa che a pochi metri da li ieri sera alle 23 una ragazza é stata estratta viva e il premier si informa sul suo stato di salute. Chiede dettagli sulle crepe a forma di ?X' che, secondo gli esperti, indicano le lesioni più gravi ai palazzi. A pochi metri di distanza l'incontro più toccante: é un'anziana signora che gli si avvicina e urlando dal dolore, gli chiede aiuto. «Non ho più nulla, nemmeno i denti», gli dice la donna prendendo le mani del premier. Lui cerca di farle coraggio dicendole che «l'Italia sta rispondendo» e che il governo «non lascerà indietro nessuno». Prosegue il sopralluogo con accanto Alfano, il governatore Gianni Chiodi e il sottosegretario Paolo Bonaiuti. «La ricostruzione sarà lunga», osserva constatando i danni agli edifici ed in particolare a quelli storici. Si complimenta con i soccorritori che «hanno rischiato la vita» e di cui «l'Italia deve essere orgogliosa». Quando arriva a piazza Duomo l'impatto é forte: «Sono stato qui per le elezioni; dobbiamo reagire a questa immane tragedia, purtroppo questa é diventata una città fantasma». Parla della difficoltà di ricostruire i palazzi più antichi, mentre per paesini intorno sarà più facile fare «piazza pulita» e «ricostruire tutto daccapo». Si tratta comunque di un lavoro «veramente improbo» e su cui nessuno può fare previsioni circa i tempi anche perché, aggiunge, «da genitore non porterei mai più la mia famiglia dentro una casa anche se gli esperti mi dicessero che si può riparare». La preoccupazione più grande é che si evitino nuove vittime: «Dite ai ragazzi che non sono pratici di stare attenti perché se arriva un'altra scossa viene giù tutto e ci dicono che ne verranno ancora».