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Pescara, 28/04/2026
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Data: 11/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - La paura dei riflettori spenti. Chiodi: garantisco sul futuro. La ricostruzione della città sarà prioritaria. O torna Napolitano

L'AQUILA - Recinti per cronisti e fotoreporter, accessi riservati alle alte cariche dello Stato e politici, dalla parte opposta le poltroncine per i parenti delle vittime, dieci per ogni bara. Alle 8 il grande piazzale della Scuola allievi sottufficiali della Finanza è già trasformato in cimitero con le 205 bare davanti al palco-altare e una mappa consegnata all'ingresso per aiutare a ritrovare il caro estinto. Rigoroso il protocollo stabilito da Finanza e Protezione civile e non mancano gli uomini per farlo rispettare.
Comincia così la mattina del più grande funerale che l'Abruzzo ricordi, «nessuno avrebbe mai immaginato di ospitare un evento del genere» commentano due allievi in divisa, arrivati da una ventina di giorni e che il terremoto ha costretto a dormire in macchina, e non solo loro. Il generale comandante della Regione Abruzzo, Angelo Antonio Quarato, dà l'esempio: notte in automobile anche per lui.
Ad accogliere i visitatori nella giornata del dolore è il comandante della scuola in persona, il generale Fabrizio Lisi, affiancato da addetti al cerimoniale e volontari. «La Protezione civile sta dimostrando una notevole capacità organizzativa ma anche noi gli abbiamo dato una grossa mano credo» dice il generale. «Programmare una iniziativa del genere in altri tempi avrebbe richiesto due mesi, noi siamo stati pronti subito». Poco ma sicuro.
Le auto incolonnate sul viale fuori della caserma lasciano i primi ospiti all'ingresso. Anziani, mamme, ragazzi. C'è chi arriva con vistose fasciature, chi con la testa incerottata, chi con le stampelle. Perchè oggi bisogna esserci, impossibile mancare all'estremo saluto a un genitore, a un figlio, a un amico. Molti portano occhiali scuri per coprire occhi rossi gonfi di lacrime. Arrivano a gruppi, si sorreggono a vicenda, portano mazzi di fiori. Addosso hanno ancora i vestiti con cui sono fuggiti di casa alla scossa dell'Apocalisse. «Abbiamo visto morire tante persone, tanti bambini, madri di famiglia, è stato un trauma troppo grande ma ce la faremo» dice l'anziana Luigia Coversino, la cui abitazione di fronte all'hotel Sole s'è sbriciolata alla prima scossa. «M'è venuto giù il tetto, mia cognata è morta, a me mi ha salvato una trave che si è messa per traverso proteggendomi». Fa per andar via ma alla domanda sulla New Town torna indietro e avverte: «Vivo all'Aquila da 44 anni e non me ne andrò, voglio anzi che la città sia ricostruita dov'è sempre stata». La paura più grande, adesso, è soprattutto una: che finita la messa (funebre), sull'Aquila si spengano i riflettori e il problema di come sopravvivere sarà solo degli sfollati sotto le tende dei campi.
«Non succederà, saremo noi i primi a vigilare» dice a chiare note l'onorevole Giovanni Lolli mentre si complimenta col sindaco Cialente per la partecipazione da Santoro ad Annozero. «Stefania (Pezzopane, ndr) l'ha detto a Napolitano e il presidente è stato chiaro: "Se cala l'attenzione rivengo io qui fra tre mesi" ha promesso». Per il governatore Gianni Chiodi «il timore dei riflettori spenti è legittimo ma finchè ci sono io non succederà: sull'Abruzzo il governo si gioca la credibilità non solo regionale o nazionale, ma della comunità internazionale. Berlusconi accetterà di modificare le priorità, la ricostruzione dell'Aquila avrà precedenza su altri interventi. Ma sulla New Town c'è stata qualche incomprensione: è chiaro che il centro storico resterà al suo posto e che i monumenti e chiese saranno ricostruiti. Ciò non esclude di poter realizzare quartieri moderni e vivibili in altre zone». «Questo è il momento dello scoramento, ma nel 1703 L'Aquila fu distrutta dal terremoto e ricostruita più bella: lo faremo anche noi» dice Rodolfo De Laurentiis dell'Udc. Assicura aiuto e collaborazione Gianni Alemanno, sindaco di Roma: «Roma ospita una grande comunità di aquilani, è stata costruita dagli aquilani: saremo vicini all'Aquila e all'Abruzzo anche quando i riflettori si saranno spenti». Belle parole di conforto arrivano infine dalla Chiesa. L'arcivescovo di Chieti, Bruno Forte: «La città non è sola nè abbandonata dall'uomo, da qui si riparta con speranza». «Prego per la mia gente, nurto grande speranza per il futuro dell'Aquila» chiosa monsignor Giuseppe Molinari, arcivescovo dell'Aquila.



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