L'AQUILA - Quelle mani giunte, quasi imploranti una benedizione dal cielo, racchiudono, in un'immagine in cui il raccoglimento intimo si confonde e si mescola con la commozione generale dei parenti disfatti dalle lacrime, il «dolore lancinante» di Silvio Berlusconi per quelle 205 bare, nel giorno dei funerali di Stato. Ogni tanto, il premier, alza lo sguardo su quelle casse di legno, ben 205, mai si era visto per un solo rito funebre, allineate, sotto il sole, in un'immensa piazza d'Armi di una caserma della Finanza. «Le morti in Abruzzo sono di tutta la nazione», esclama. La dignità degli abruzzesi, con cui affrontano la terribile prova, «è una grande lezione per gli italiani». Promette agli abitanti, anzi lo giura, che lo Stato non li abbandonerà, né dimenticherà. Assicura di volersi «assumere personalmente la responsabilità di una ricostruzione sicura e trasparente». Non verranno costruite né baraccopoli, né sistemazioni in roulottes. «Bisogna evitare rabbia e disperazione». Ci vorranno due mesi per valutare i danni. Procederà in tempi «effettivamente brevi che limitino le sofferenze di chi è stato colpito negli affetti». Non si farà come nel passato, «con esperienze molto negative, che conosciamo». Ed è perentorio: «Lo Stato sarà accanto a tutti i cittadini». Offre, agli sfollati l'ospitalità delle sue case. «Anche io farò quello che potrò...». In un clima di lutto lancia un appello al dialogo all'opposizione: «Di fronte ad accadimenti come questi, l'unità politica non solo è necessaria, ma indispensabile. Noi saremmo i più felici».
Le musiche gravi, della cerimonia all'aperto, sembrano raccogliere, come in un abbraccio, l'immensa folla. Ed il volto del premier si riga di lacrime e commozione mentre conforta padri, madri, figli ai quali il destino ha strappato uno o più affetti. Ma il Cavaliere segna un distacco dal protocollo (e dalle altre autorità dello Stato) quando, anziché riunirsi nel recinto con il presidente Napolitano e con i presidenti del Senato, Schifani, e della Camera, Fini, sceglie deliberatamente di staccarsi per rimanere accanto ai parenti in lutto. E', probabilmente, la volontà di mettere l'accento sull'attivismo di presidente del fare. Stringe donne affrante, accarezza giovani in lacrime. «Non in ginocchio, ma a schiena dritta» sussurra a un ragazzo piegato su una cassa. Rimane in piedi, fra volontari, all'omelia del cardinale Bertone. La dignità abruzzese si misura in un fatto, nessuno chiede vendetta o castigo. Allunga le mani sullo schienale di una sedia. E più volte, sopraffatto dall'emozione, sul volto del premier si scioglie una lacrima. Testimonia: «Ho sofferto davvero. Ho incontrato una signora che si voleva ammazzare» sentendosi responsabile per aver voluto mandare all'Aquila, la figlia all'Università. Confessa: «Non sono riuscito a non piangere». Più tardi, dopo aver salutato il Capo dello Stato, entra, con Bertolaso, nell'edificio della Protezione civile. E qui fa pure il centralinista, rispondendo ad alcune persone che chiedono aiuto. E già si pensa alla ricostruzione. Tempo due mesi e le «valutazioni dei danni» saranno concluse. «Dopo si passerà agli abbattimenti e alla ricostruzione. Ho proposto di dividere la zona in cento progetti da affidare alle 100 province». Per ora vuole evitare persone nelle tende. «Io farò quello che potrò, offrendo tre delle mie case». Troverà i soldi, «tra i 400 e i 500 milioni di euro», nei fondi Ue. Per coprire gli investimenti «potremo ritardare qualche grande opera», ma non il ponte di Messina. Annuncia: «Se ci sono dei privati che ritengono di potere effettuare a proprie spese la ricostruzione, o il restauro, gli daremo un sostegno economico». Per la ricostruzione delle singole case, «se ci saranno i privati, i tempi saranno solo di mesi». Martedì non verrà Sarkozy. E al premier spagnolo Zapatero chiede di ricostruire il forte spagnolo. Forse tornerà a Pasqua tra gli sfollati. E intanto, ieri sera in collegamento con «Matrix», gli viene chiesto delle parole di Napolitano sulle colpe per i crolli. «Non so a che cosa si riferisca il Capo dello Stato - risponde Berlusconi - ma i pm hanno già aperto delle indagini. E se qualche colpa emergerà, verrà perseguita».