L'Italia in lutto si stringe all'Abruzzo: addio commosso alle vittime
L'AQUILA. Mentre la terra continua a tremare e la città ferita a morte piange davanti a 205 bare - la più piccola di un bimbo di 5 mesi - dalle macerie vengono estratti altri tre corpi. Il bilancio delle vittime è salito a 295. I vigili del fuoco continuano a scavare e lo faranno finché ci sarà un barlume di speranza. Qualcuno manca ancora all'appello. Sono quasi 40 mila gli sfollati, secondo i dati forniti da Silvio Berlusconi: 15.350 sono negli alberghi e nelle case private «messe a disposizione dai cittadini», ha sottolineato il premier, «e 24.138 quelle sistemate nelle tendopoli». Ma ieri è stato soprattutto il giorno dell'addio, della cerimonia solenne. L'Italia tutta si è stretta in un immenso dolore. Nelle tendopoli sono rimasti solo qualche bambino e alcuni anziani che hanno seguito il funerale con una televisione rimediata, in silenzio. Le bare sono state disposte su quattro file con un'orchidea sopra ognuna.
Nella piazza d'armi della caserma della Finanza, davanti a 5mila persone, 1.600 erano parenti delle vittime. Una cerimonia toccante, sotto gli occhi del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del premier Silvio Berlusconi, e dei presidenti di Senato e di Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, di ministri ed esponenti di tutti i partiti.
Il presidente del Consiglio ha parlato di «un dolore veramente lancinante e lacerante. Tutte le storie che ho ascoltato in questi giorni mi sono venute addosso e sono drammatiche; la sfilata di bare credo sia stato uno spettacolo terribile. Non sono riuscito a non piangere». «Sotto le macerie dell'Abruzzo c'è la voglia di ripartire e di tornare a sognare», il messaggio del cardinale Tarcisio Bertone nell'omelia.
Da lunedì si sono verificate 806 scosse, di cui nove di magnitudo tra 4 e 5 gradi. Solo ieri ne sono state registrate 186. Il dato, ora alla valutazione degli esperti, è che «gli epicentri si sono spostati verso Campotosto, verso un'altra faglia». Il terremoto ha spostato la zona dell'Aquila di 15 centimetri. Le scosse sono continuate anche durante il funerale: ne sono state registrate alcune decine.
La procura ha aperto un'inchiesta per disastro colposo a carico di ignoti. L'indagine riguarda le modalità di costruzione degli edifici danneggiati a cominciare dai materiali utilizzati e dalle procedure seguite. La magistratura non si occuperà solo degli eventuali reati connessi ai danni causati dal terremoto, ma anche del rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle operazioni di ricostruzione.
Il lavoro dei soccorritori non si è fermato neanche durante i funerali. Un ticchettìo sotto le macerie in via D'Annunzio ha fatto credere in un miracolo, ma la speranza si è poi rivelata vana. Nei prossimi giorni comincerà il lavoro più delicato: le verifiche delle lesioni casa per casa, con i vigili del fuoco e i tecnici accompagnati dalle persone che non sono più rientrate nelle loro abitazioni dalla notte di domenica scorsa. Ci si prepara alla ricostruzione, ma per quella i tempi non sono brevissimi. Lo ha ammesso lo stesso Berlusconi: «Per valutare i danni, ci vorranno almeno due mesi. Dopo si passerà agli abbattimenti e alla ricostruzione». L'ipotesi di lavoro è di dividere la città in diverse zone e procedere. La verifica dei danni riportati e sulla staticità degli edifici non sarà semplice. E soprattutto rischia di essere vanificata dalle continue nuove scosse. I proprietari delle case dell'Aquila già lesionate e abbandonate in fretta e furia non possono rientrare, ma dall'esterno hanno notato nuove crepe e ferite sui muri ancora più profonde.
Un appuntamento importante potrebbe essere quello di mercoledì, quando è in programma una riunione all'Aquila con i rappresentanti e i tecnici dei Comuni colpiti dal terremoto per fare il punto della situazione e, come ha spiegato il presidente dell'Anci Leonardo Domenici, «realizzare una mappatura degli edifici lesionati nei quali sarà possibile o no far rientrare gli sfollati».