Istituzioni tutte presenti Padre Georg ha letto il messaggio del Papa
L'AQUILA. Lo Stato nella sua massima espressione ha reso omaggio ieri, in prima fila, alle vittime del terremoto dell'Aquila. Non è mancato alla cerimonia il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tornato a Coppito, nella scuola della Guardia di Finanza, dopo meno di ventiquattr'ore. Seduti accanto a lui ci sono il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, i presidenti della Camera dei deputati Gianfranco Fini e del Senato Renato Schifani, i sottosegretari alla presidenza Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. Ci sono anche i ministri Roberto Maroni e Claudia Meloni. E c'è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che prima di sedersi in prima fila raggiunge i familiari delle vittime. E li saluta. Li abbraccia. Li bacia. Rivolge loro parole di conforto.
Un premier visibilmente commosso partecipa al dolore di una città, di una provincia, di una regione. Di una nazione intera, che nella piazza d'Armi trasformata in chiesa ha i colori dei volontari, della Protezione civile, dei militari e dei giovani giunti da tutta Italia per aiutare i terremotati. Ma non c'è solo il governo a rappresentare la partecipazione di un'intera nazione. Ci sono anche i rappresentanti dell'opposizione, come il leader del Partito democratico Dario Franceschini, che siede insieme a Piero Fassino e a Rosy Bindi, che nella mano destra stringe il rosario. C'è anche Paolo Ferrero, di Rifondazione comunista, e i sindacalisti Guglielmo Epifani della Cgil e Raffaele Bonanni della Cisl.
Ma a commuoversi è soprattutto Silvio Berlusconi, trascinato all'emozione e alle lacrime dallo stretto contatto con le famiglie colpite dalla tragedia del 6 aprile. Quando arriva a piazza d'Armi abbandona la scorta e si infila tra gli uomini e le donne che piangono. La messa non è ancora iniziata e il premier si avvicina a un giovane che è in ginocchio sulla bara di un familiare, in seconda fila. Si china davanti a lui reggendogli la spalla e gli sussurra: «Non in ginocchio, ma a schiena dritta». Quindi si avvicina a due donne che sono vicine al feretro accanto e le bacia sulla fronte. Monsignor Georg inizia la lettura del saluto di Papa Benedetto XVI, Berlusconi si ferma e comincia a seguire la funzione accanto ai familiari delle vittime. Dopo qualche minuto si avvia verso i posti riservati alle autorità, continuando ad abbracciare e a confortare gli uomini e le donne in lutto che incrocia lungo la breve strada da percorrere. Ma invece di raggiungere la prima fila e sedersi al posto a lui riservato, si dirige verso l'ultima fila. Si ferma tra due addetti della Protezione civile. Poi allunga la mano destra sullo schienale di una sedia vuota e porta la mano sinistra sul volto, a coprire le lacrime. In tanti, a loro volta, si commuovono alla sua vista. Berlusconi sembra rendersene conto, indurisce lo sguardo e raggiunge il suo posto. E continuerà a pregare con le mani conserte e gli occhi gonfi di lacrime.
Affranti anche il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e la presidente della Provincia Stefania Pezzopane, e insieme a loro i tanti amministratori pubblici giunti da tutto l'Abruzzo e da tutta Italia. A testimoniare questa grande partecipazione i gonfaloni esposti sul lato sinistro del palco sul quale il cardinale Bertone e il vescovo Molinari stanno officiando la messa. In prima fila naturalmente i gonfaloni della Città e della Provincia dell'Aquila. Accanto a seguire quelli di Regione Lombardia, Regione Sardegna, Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Quindi i gonfaloni dei Comuni di Roma, Milano, Rocca di Mezzo, Avellino, Avezzano, Bernalda (Matera, gemellata con L'Aquila), Buscemi (unico dalla Sicilia), Castelforte, Contorsi Terme, Pescara, Teramo, Vieste, San Giuliano di Puglia, Villa Sant'Angelo, Provincia di Roma, Provincia di Avellino, di Campobasso, Foggia, Frosinone, Parma e Teramo. Dopo i gonfaloni dell'Associazione nazionale Carabinieri e della Confederazione Generale del Commercio concludono la lunga sfilata quelli del Comune di Trasacco, Pescasseroli, Opi, Civitella Alfedena, Barrea, San Giovanni Rotondo, Villetta Barrea, Pizzoferrato, Pescina, Castelvecchio Calvisio, Roccaraso, Sulmona, Poggio Picenze, Navelli e Pacentro. Tra le autorità giunte da fuori Abruzzo spicca il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha incontrato Angelo Cora, l'ex consigliere regionale di An che nel terremoto ha perso i familiari e ha una figlia in gravi condizioni al Policlinico Gemelli. In seguito all'ordinanza di Alemanno, ieri nel Comune di Roma le bandiere erano tutte a mezz'asta, e anche i tram e i bus viaggiavano con la mascherina listata a lutto. «La comunità abruzzese a Roma è la più numerosa: con l'Abruzzo c'è un gemellagio antico che ho voluto onorare», ha detto il sindaco. Il presidente Schifani ha infine poggiato un fiore sulla bara bianca della vittima più piccola del terremoto, Antonio Ioavan Ghiroceanu, che domani, a Pasqua, avrebbe compiuto 5 mesi.