TERAMO. Una città sull'orlo di una crisi di nervi. Forse anche oltre. Perché qualcuno, a Teramo, la crisi di nervi l'ha già avuta. E se n'è andato. Un indizio inequivocabile, catturato ieri mattina: non fosse per qualche punto del centro storico nel quale le transennature ai palazzi lesionati e la presenza di gru creano delle strettoie, il traffico - che nei due giorni prima di Pasqua è tradizionalmente caotico - sarebbe quasi inesistente. Per non parlare dei parcheggi, incredibilmente semivuoti.
Spiegazione? Semplice, panico da terremoto. Le immagini della tragedia aquilana stavolta non lasciano indifferenti, stavolta la tragedia è a un tiro di schioppo. Per di più, le scosse continuano. E a Teramo si avvertono perfettamente. Così tutti i teramani che potevano andarsene se ne sono andati. Anticipando o allungando vacanze già previste, oppure regalandosi vacanze impreviste. È il caso di un giovane professionista, che chiama da Rimini l'amico giornalista per sapere «com'è la situazione». Perché sei a Rimini, scusa? «Mia moglie e i bambini erano terrorizzati, abbiamo fatto le valigie in fretta e in furia e ci siamo messi in macchina. Ci vediamo Mirabilandia e altro, poi torniamo giù con calma».
Intendiamoci, chi se n'è andato resta una minoranza. Ma non è affatto una minoranza chi ha cambiato le proprie abitudini. Ed ecco quelli che dormono nella casa al mare. Quelli che dormono in macchina, in piazzali che al calar del buio diventano brulicanti megaparcheggi. Quelli che si sono montati la tenda in qualche area verde. Nei propri letti sembrano rimasti in pochi. Il discorso, ovviamente, non vale solo per Teramo città. Anzi: nei paesini pedemontani - quelli più danneggiati dalle scosse - è portato all'estremo, e coinvolge l'intera popolazione. Che, visti i numeri esigui, si sistema sotto grandi tendoni fatti metter su dai sindaci.
Ma non c'è solo la notte. E allora, nel microcosmo della crisi di nervi, ecco spuntare altre categorie. Quelli che parlano solo di terremoto, magari sfoggiando un'improvvisata erudizione a base di faglie, magnitudo e altro. Quelli che in ufficio non ci vanno più, o se ci vanno stanno con un piede fuori e uno dentro. E, purtroppo, quelli che seminano il panico. I falsi allarmi diffusi via telefono, via sms o a voce non si contano più. «È in arrivo una grande scossa a Teramo», «Sta per crollare la diga di Campotosto», «In tv ho sentito...», «La Protezione civile ha detto con l'altoparlante...». Tutte balle, che però destabilizzano. E aumentano i danni psicologici. Comprensibile la paura dei teramani, molto meno certi atteggiamenti da mitomani. Il peggio di questi giorni di terremoto è lui, lo sciacallo della porta accanto.