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Pescara, 28/04/2026
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Data: 12/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - Cialente: no alla new town. Per il sindaco, L'Aquila deve ripartire dal suo centro storico

L'AQUILA - Lui è deciso, così come lo sono i suoi consiglieri: L'Aquila sarà ricostruita. No ai container, no alla new town. Il sindaco Massimo Cialente è ostinato, e più le difficoltà aumentano, più lui insiste e lavora. Il passato non è completamente alle spalle, la mente non è ancora proiettata verso il futuro. «Purtroppo non si sono mai fatte prove di evacuazione -confessa-. Avevamo programmato un'esercitazione a giugno, dopo le elezioni. Ci siamo affidati molto a quello che ci poteva dare la scienza e poi un minimo alla prudenza da parte dei cittadini: chi aveva uno zaino già pronto, chi aveva passato la notte fuori. La maggior parte delle vittime sono tra quelli rimasti in città perché pensavano di vivere in case sicure. In questo momento i cittadini hanno bisogno di trovare nel giro di poche ore una sistemazione definitiva. Fatto questo dobbiamo iniziare a pensare alla seconda fase dell'emergenza che è prepararsi ad affrontare l'inverno».
Con il "rilancio" di Berlusconi, L'Aquila, in mezzo ai mille problemi provocati dal terremoto, ha cominciato a discutere sulla new town. La "Nuova Aquila" è però un concetto che lascia perplesso Cialente, che preferirebbe veder usate le risorse per rimettere in piedi il centro storico e per dare ordine alla periferia. Le perplessità derivano, fondamentalmente, da due motivi. Il primo è il timore per l'abbandono del centro storico. Quella città fantasma che, in questi giorni, inquieta chi all'Aquila è nato e cresciuto o si è integrato, è un incubo che tutti vogliamo rimuovere. Cercando di far tornare a vivere in fretta quel centro storico che ha bisogno di immani lavori di ricostruzione e consolidamento. Il secondo è di natura ambientale e urbanistica: L'Aquila ha un territorio comunale vastissimo, ma ha avuto uno sviluppo un po' disordinato nelle periferie, soprattutto a Ovest. E non è semplice individuare un'area abbastanza grande e con le caratteristiche necessarie a farci nascere un'"Aquila 2", come ipotizzato da Berlusconi.
«La città -dice Cialente- ha la periferia particolarmente disordinata, costruita soprattutto per lottizzazioni. Questa è anche l'occasione per rimettere ordine. Noi dobbiamo ricostruire un tessuto urbanistico e coinvolgeremo in questa operazione anche grandi architetti. C'è poi il rischio di spopolare il centro. L'Aquila vuole rinascere e ritrovarsi più bella di prima a partire proprio dal centro. Io non sono in contrapposizione con Berlusconi, trovo ad esempio molto interessante il meccanismo di finanziamento. Ma la sua idea può funzionare in grandi città, qui è un problema. Possiamo invece pensare alla costruzione di una cittadella universitaria». Per il momento, comunque, nessuno si sbilancia sull'area per la new town. Quella lanciata dal presidente del Consiglio è un'ipotesi nata per rispondere all'emergenza e per utilizzare uno strumento previsto nel piano casa.
A sei giorni dal sisma, nessuno ha fatto verifiche di fattibilità, nè elaborato programmi di massima. Una delle idee è Coppito, dove c'è la sede della Guardia di finanza, circa cinque chilometri dalla città, verso Nord Ovest. Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, promuove, invece, l'idea di una new town, che deve andare di pari passo con il consolidamento del centro storico. Secondo Chiodi è necessario ricostruire il centro storico, ma la new town potrebbe essere una risposta efficace alle emergenze. Ritiene, tuttavia, che l'idea della new town e quella della riqualificazione del centro non debbano escludersi una con l'altra.

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