Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.511



Data: 12/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - Quattro le aree di prefabbricati in legno, corsa contro il tempo prima dell'inverno. Già scelti i primi due siti, pronte le ordinanze. Decisivi i prossimi 200 giorni

L'AQUILA - Tutto deve accadere entro i prossimi 200 giorni. Deve assolutamente accadere prima che la prima neve imbianchi le montagne, prima che anche il gelo cali su questo terremoto. Una sfida da far tremare le vene ai polsi, ma gli uomini della Protezione Civile l'hanno accettata -hanno raccolto il guanto lunedì mattina stesso, davanti a quei morti e quelle macerie- e ora non hanno nessuna intenzione di tirarsi indietro.
L'esito non è affatto scontato. Qui si tratta di mettere in sicurezza entro sei mesi o poco più almeno ventimila persone, ventimila di quei sessantamila senza casa che oggi, alla vigilia di Pasqua, affollano gli alberghi della costa, le tendopoli sotto la montagna e le case degli amici sparse per l'Abruzzo e l'Italia intera. Ventimila su sessantamila perché si spera -lo spera soprattutto Agostino Miozzo, il direttore generale della Protezione civile sulle cui spalle questa sfida grava- che quarantamila dei senza casa per quel giorno saranno in qualche modo «sistemati», saranno tornati alle loro case, avranno fatto i loro piccoli lavori, magari si saranno anche trasferiti nella villetta a pochi chilometri, o comunque avranno trovato un tetto per ripararsi dall'inverno.
Non parlate a Miozzo di container, non li vuole neppure sentir nominare. Non è il suo genere di appartamento preferito, sa che il container manda inequivocabilmente ancora un segnale di morte, sa -lui che viene dall'emergenza del Sichuan -che container vuol dire piccolo inferno e, insieme, trasandatezza, sporcizia, instabilità, speranze zero per il futuro.
Miozzo si pone un quesito apparentemente superfluo: «Secondo voi, oggi come oggi, è meglio che in una tendopoli arrivi prima un clown per i bambini o una doccia?». Dilemma ozioso, si direbbe, ma invece decisivo agli occhi di un esperto in disastri: «Almeno con il clown i bambini sorridono...». Poi, magari, arriveranno anche le docce.
Ma lasciamo il clown, lasciamo che Miozzi si interroghi ancora e cerchiamo di disegnarlo noi, magari anche con il suo aiuto e con l'aiuto di alcuni esperti del Comune dell'Aquila che abbiamo consultato, il futuro di questa città, di queste contrade, almeno a brevissima scandenza. Che vita faremo? Che senso della vita riusciremo a riconquistare?
Dice Iozzo, che sta attento ai segnali: «Vada come vada, ma le scuole debbono assolutamente riaprire. La riapertura della scuola è il segnale inequivocabile per la gente che la vita continua, che i bambini sono tornati ad avere un futuro. Riaprano le scuole non danneggiate, si faccia lezione nelle tende, qualsasi cosa, ma entro quattro-cinque giorni le scuole debbono riaprire».
E fin qui d'accordo con lui. Ma dopo? Come si comincerà a scremare questa immessa folla infagottata e impaurita? Con i sopralluoghi negli stabili, innanzitutto, verificando quelli in cui si può già rientrare, quelli in cui si può rientrare con qualche lavoretto, quelli che invece hanno bisogno di interventi più importanti, quelli che hanno bisogno di lavori davvero strutturali -che possono durare anche mesi- e quelli infine da abbandonare del tutto.
Ecco, un'operazione del genere, che inizierà già dopo Pasquetta, può fare scendere il numero degli sfollati e comunque dei senza casa anche di parecchio. Oggi, ufficialmente, 25mila sono nelle tende e 18mila negli alberghi sulla Riviera. A questi vanno aggiunti i non censiti, quelli che una sistemazione se la sono trovata per conto loro, per una stima -proprio a spanne, appunto- di 60mila persone da sistemare.
Ebbene, se tutto filasse per il suo verso, questi sessantamila mila potrebbero ridursi per l'inizio dell'inverno, appunto, a ventimila. Il numero magico e insieme terribile attorno al quale gli esperti della Protezione civile e gli amministratori dell'Aquila si arrovellano.
Ventimila, dove li mettiamo? E allora saltano fuori i prefabbricati in legno, ben diversi dai container, almeno cinquemila fanbbricati in legno, uno per ogni quattro persone, bisognosi di un'urbanizzazione vera e propria, con luce, acqua e gas, e telefono anche, una San Giuliano moltiplicata per cento. Quattro aree di prefabbricati -così si è detto- che dovranno essere scelte intorno all'Aquila e che ovviamente saranno prese, come dire, con la forza. Con ordinanze di requisizione che in queste ore sono ovviamente top secret.
Ma al Comune parlano, già parlano. Perché scegliere un'area o l'altra è decisivo per l'economia, scegliere un'area o l'altra può cancellare o alimentare gli appetiti della speculazione. Proviamo ad andarci dentro. Due zone sembrano segnate: Coppito Gigotti a ovest e Sant'Elia a est. Anzi per Coppito si parla di un'ordinanza già firmata. Ma a Nord e Sud, se è vera la scelta dei punti cardinali, cosa diamine accadrà?
Strano il destino di questa città. Costretta a riprogettarsi proprio quando, volendo superare un Piano regolatore del 1975, l'amministrazione di centro-sinistra pensava non a espandere L'Aquila, ma solo a recuperare il recuperabile, il vecchio tessuto intorno alle mura. Dicono gli esperti del mercato immobiliare che ci sono -forse c'erano, ma il dato è importante- settemila abitazioni invendute, settemila case offerte sul mercato e che nessuno prima del sisma ha voluto acquistare. Miozzo e la Protezione civile puntano anche su quelle per arrivare preparati all'inverno.
Ma fra adesso e novembre chissà quante cose accadranno. Una dead line -non funziona neanche l'inglese in questi giorni di morti- è fissata al 30 maggio, quando gli alberghi sul mare torneranno a ospitare solo turisti tedeschi. Almeno questo è il patto che hanno fatto. Miozzo, che ha visto il mondo, sospira: «Dipende anche da quanto gli verrà offerto per l'estate...». E c'è già in piedi un'ipotesi apparentemente cuoriosa ma in realtà abbastanza concreta: che dal mare i senza casa vengano trasferiti negli alberghi di montagna. La Protezione civile, ovviamente, non si pronuncia.
Quindi, riassumendo, scuole, verifiche degli abitati e poi i prefabbricati in legno. Che tremenda corsa contro il tempo.





www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it