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Pescara, 28/04/2026
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Data: 14/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - Il sindaco Cialente: «Basta polemiche, ora aiuti all'economia». Il primo cittadino aquilano (Pd) difende il Governo dalle accuse di protagonismo: ce la stiamo mettendo tutta, qualche ritardo è fisiologico

L'AQUILA - La grande sala operativa della Protezione civile brulica di casacche di ogni foggia e colore. Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, Pd, è l'unico in loden, gessato blu e cravatta. Buon segno: se, come dichiara in serata alle agenzie di stampa, dopo quella dell'emergenza è cominciata la fase due, quella della ricostruzione, anche l'abito torna quello di tutti i giorni.
Sindaco, è soddisfatto di come si è gestita finora l'emergenza?
«Sì, abbiamo avuto qualche ritardo, ma fisiologico se si considera che le dimensioni dell'area colpita sono vastissime, quasi una piccola regione. Abbiamo inviato oltre ventimila persone negli alberghi della costa, 33 mila sono ricoverate nelle 104 tendopoli allestite tra la città e i suoi dintorni. E' un dramma delle dimensioni enormi: circa il trenta per cento degli edifici, secondo l'ultima stima, è irrecuperabile. Ora stiamo provvedendo alle ultime necessità: trovare 3.500 stufette per riscaldare le tende e almeno duecento docce per i campi. Mi creda, non è semplice reperire una tale quantità di materiale in Italia».
Nessuna polemica, dunque.
«Non ho apprezzato chi ha polemizzato in questi giorni. Noi come Comune, gli altri enti locali e naturalmente il governo con la Protezione civile, ce la stiamo mettendo tutta. Io sono arrivato alla sala operativa dieci minuti dopo la Grande Scossa del 6 aprile. Mi hanno accompagnato qui sul sellino di una moto, con tutto il terrore e il freddo di quella notte».
Accusano il governo di eccessivo protagonismo.
«A me, che ne incontro quotidianamente i rappresentanti, quello del governo sembra un protagonismo operativo. Anche con i ministri che sono venuti qui all'Aquila abbiamo sempre affrontato problemi da risolvere, ognuno per le sue competenze. Se qualcun altro è venuto a fare passerella, è un problema suo».
Via alla fase due. Come?
«Sono un medico, le farò lo stesso esempio che ho appena fatto a Gianni Letta. Questa città non si può dire che corresse, ma camminava bene: ha avuto un'emorragia grave. Ora l'abbiamo tamponata, ma per non morire ha bisogno di una trasfusione. Solo così potrà rialzarsi».
Fuor di metafora?
«Processi di defiscalizzazione, aiuti europei, credito d'imposta, formazione. Il tessuto economico dell'Aquila è azzerato, l'unico modo per trattenere le aziende qui e attrarre investimenti è la competitività. Ecco la trasfusione, questo dev'essere il nostro sangue».
E la ricostruzione?
«Ripeto, serve competitività per ripartire. Il resto, poi, ce lo mettiamo noi. Avete capito come sono gli aquilani, no? Qui l'operaio lavora otto ore in fabbrica, poi va a casa e si mette a impastare il cemento e a mettere in fila mattoni».
L.Tan.




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