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Pescara, 28/04/2026
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15/04/2009
Il Messaggero
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Contratti, firma ad alta tensione. Confindustria, Cisl, Uil e Ugl oggi sottoscrivono l'accordo definitivo. La Cgil: ci saremo, ma per dire no |
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Bonanni: Epifani ambiguo sui manager. La replica: hai passato il segno ROMA Si ritroveranno questa sera attorno ad un tavolo (foresteria della Confindustria, ore 19) ma per sancire una spaccatura che viene da lontano. Cerimonia della firma del nuovo modello contrattuale con Emma Marcegaglia, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, Renata Polverini e Guglielmo Epifani: i primi quattro per sottoscrivere l'accordo definitivo, il quinto per testimoniare con la sola presenza la sua contrarietà. Dunque, al di là del merito dell'intesa, l'evidente dimostrazione che il fronte sindacale è più che mai diviso: da una parte Cisl, Uil, Ugl che varano, insieme a Confindustria, i nuovi meccanismi contrattuali; dall'altra la Cgil che, nella circostanza, spiegherà le ragioni del "no".I rapporti fra le tre confederazioni sono al minimo storico (almeno da qualche lustro a questa parte). In politica interna, ma anche in politica estera come testimoniato anche dall'ultima polemica sui sequestri dei manager. «La Cgil ha una posizione pericolosamente ambigua e opportunista - ha commentato il leader della Cisl Bonanni - e non riesco a capire come Epifani possa ancora subire il fascino culturale della sinistra radicale». Ieri è arrivata, puntuale, la replica di corso d'Italia: «Bonanni ha passato il segno. Chiaramente sta prendendo lucciole per lanterne: o non è in grado di interpretare quello che legge oppure comincia a manifestare una volontà manipolatoria delle affermazioni altrui un po' allarmante. E' inquietante questa continua verve polemica, pretestuosa, infondata». Il numero uno della Uil Angeletti non è intervenuto direttamente sulla questione, ma, riferendosi alla firma di questa sera, ha semplicemente affermato: «Dispiace per la Cgil, ma non possiamo fermare il mondo». Frecciate al curaro, insomma, che la dicono lunga sul livello dei rapporti interconfederali, avvelenati da continui strappi. Quello sull'accordo separato sul modello contrattuale è soltanto l'ultimo, in ordine di tempo, che si è consumato. Non è piaciuto, tutt'altro, a Cisl, Uil e Ugl il referendum promosso e concluso dalla Cgil proprio sulla riforma dei contratti; non è piaciuta l'ultima manifestazione del 4 aprile scorso a Roma. Questa sera l'appuntamento nella foresteria di Confindustria: Marcegaglia, Bonanni, Angeletti e Polverini per sottoscrivere l'intesa; Epifani per ribadire che non ci sta. «E per spiegare le ragioni del nostro no», ha precisato la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso. A pensarci bene, una scena quasi grottesca, comunque anomala nella storia delle relazioni sindacali. Anche in passato ci sono stati dei «sì» e dei «no», ma arrivare all'ultimo atto con posizioni già delineate, immutate e immutabili è un fatto probabilmente senza precedenti nella pur lunga storia del sindacato.Angeletti, a parte la frecciata nei confronti della Cgil, ieri ha ripresentato la strategia della Uil per far fronte alla crisi, soprattutto sul versante della disoccupazione: «E' fondamentale mantenere conservare l'apparato produttivo, bisogna evitare i licenziamenti. Come? Le imprese devono evitare di ridurre il personale con i licenziamenti, appunto, o non rinnovando i contratti». Il leader della Uil, nel corso di una conferenza stampa, ha presentato una propria elaborazione su dati Inps: nel mese di marzo sono stati oltre 346.000 i lavoratori messi in cassa integrazione di cui 245.000 in cassa ordinaria e 101.000 in cassa straordinaria. Il ricorso alla cig a marzo è aumentato del 38,2% rispetto al mese precedente.
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