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Pescara, 28/04/2026
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Data: 15/04/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Verso le elezioni - «L'Aquila voterà a ottobre» L'annuncio del ministro dell'Interno Maroni: rinvio opportuno

Di Stefano (Pdl): non vedo necessità di uno slittamento regionale Paolucci (Pd): cambino i toni

L'AQUILA. «C'è al momento la richiesta della Provincia dell'Aquila e di 51 comuni che andranno a votare nella tornata elettorale amministrativa di rinviare queste elezioni. Alla luce di ciò ritengo che sia opportuno un rinvio almeno ad ottobre di questa scadenza per consentire ai cittadini di organizzarsi, cosa che oggi non possono fare». Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni intervenendo ieri sera alla trasmissione di Rai 3 Ballarò.
È la prima volta che il ministro dell'Interno (cui spetta indire le elezioni) parla del rinvio del voto all'Aquila. A questo punto bisognerà solo aspettare l'ufficialità della decisione per ridisegnare il calendario elettorale abruzzese.
Ieri il prefetto di Teramo Francesco Camerino ha convocato i comizi elettorali (nel Teramano si voterà per il rinnovo del Consiglio provinciale e in 26 dei 48 comuni, tra cui Giulianova e Silvi). A ruota arriveranno le altre prefetture. Per le altre province resta ferma la data del 6 e 7 giugno.
Al momento l'unica voce favorevole a un rinvio del voto in un'altra provincia (ma diverse sono le ragioni di opportunità che consiglierebbero il rinvio di un anno in tutta la regione) è il sindaco di Pianella Giorgio D'Ambrosio che ha chiesto lo slittamento delle elezioni a Pescara: «Purtroppo le scosse continuano a non darci tregua», ha detto D'Ambrosio, «stamane (ieri per chi legge, ndr), dopo un sopralluogo dei tecnici abbiamo dovuto sgomberare una nuova abitazione, la ventiquattresima».
Intanto i partiti si stanno preparando per presentare le liste e i candidati alla scadenza di legge: tra 23 giorni, entro le ore 12 di venerdì 8 maggio.
Per il vicecoordinatore regionale del Pdl Fabrizio Di Stefano «il rinvio si può valutare per la provincia dell'Aquila, ma per il resto dell'Abruzzo non ci sono problemi e non mi pare che sia il caso di rinviare il voto». Forse, conviene Di Stefano, il clima per un campagna elettorale non è quello adatto, «ma una cosa è il clima, una cosa sono le difficoltà oggettive e logistiche della prefettura e delle altre strutture pubbliche, o di altri uffici, che in questo momento sono al lavoro su una problematica specifica e di grande impegno come il terremoto».
In queste condizioni, dice Di Stefano «il ministero dell'Interno dovrà sentire la prefettura in primo luogo per valutare se gli organismi istituzionali delegati per le funzioni elettorali sono in grado di garantire il reale svolgimento della tornata elettorale o se invece ci sono difficoltà che possano suggerire un rinvio». Anche la non funzionalità della Corte d'Appello per Di Stefano «è marginale», perché «le liste vanno presentate nei tribunali di competenza».
Sulle stesse posizioni è il segretario regionale dei Comunisti Italiani Antonio Macera, che è stato il primo politico a chiedere all'indomani del terremoto il rinvio «in autunno o in primavera» del voto all'Aquila: «Per comuni così colpiti sarebbe oggettivamente impossibile andare al voto. Inoltre, in una fase come questa c'è bisogno di coesione politica, istituzionale, sociale. Avviarsi a una competizione elettorale mette inevitabilmente i due schieramenti di fronte a un confronto esasperato. Una situazione contraddittoria rispetto alla necessità di coesione di cui parlavo. E poi quale sarebbe la materia del contendere? Una campagna elettorale in quelle zone la troverei di cattivo gusto». Per Macera il rinvio nella altre province «sarebbe auspicabile», solo se ci fossero elementi oggettivi «rilevanti e rilevabili».
Il nuovo segretario regionale del Partito Democratico Silvio Paolucci si è trovato alla guida del suo partito proprio alla vigilia del sisma (è stato eletto domenica 5). Anche per Paolucci è auspicabile il rinvio del voto nella provincia dell'Aquila, «dove alcune funzioni vitali dello stato sono venute meno». Ma «è chiaro che una valutazione su un rinvio generale ha pesi e contrappesi che vanno valutati bene. In linea di massima», dice Paolucci «io dico che il rinvio bisogna limitarlo alla provincia dell'Aquila. Detto questo, posso anche condividere le motivazioni di un sindaco che si trova ad affrontare certi problemi, per esempio l'inagibilità degli uffici o i problemi di accoglienza dei terremotati, e chiede di non votare nel proprio comune. Ma le istituzioni devono dimostrare autorevolezza anche nella gestione di questa emergenza, facendo svolgere regolarmente la tornata elettorale. Naturalmente va rimodulato il modo di fare campagna: devono cambiare toni e priorità».

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