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Pescara, 28/04/2026
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Data: 16/04/2009
Testata giornalistica: Il Centro
allegato: LEGGI L'ARTICOLO
Riforma dei contratti - Firmano industriali, Cisl, Uil e Ugl. Epifani motiva il suo dissenso con una lettera alla Marcegaglia (vedi allegato). Lei risponde: «Spiace, spero che ci ripensi»

Il no della Cgil: «L'accordo è un errore, così si dividono i lavoratori»

MILANO. Da una parte la Confindustria, la Cisl, la Uil e l'Ugl. Dall'altra la Cgil. Ieri a Roma c'è stato l'incontro per la firma della riforma del modello contrattuale, ma il sindacato di Epifani (nella foto) non ha firmato. Lo stesso segretario della Cgil ha prima consegnato una lettera a Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, e poi spiegato che «l'accordo è un errore, perchè divide lavoratori e sindacati in un momento in cui si dovrebbe rimanese uniti». Immediata la replica della leader degli industriali: «Siamo dispiaciuti, speriamo che la Cgil ci ripensi». Le divisioni fra chi ha firmato e chi no sono tante e profonde. Secondo i calcoli degli industriali, di Cisl, Uil e Ugl, il nuovo modello contrattuale porterà aumenti salariali (nel triennio 2009-2011) di 2.523 euro. Per la Cgil, che ha simulato i conti sul periodo 2004-08, i lavoratori avrebbero perso, in media, 1.352 euro.
Altra divisione sull'inflazione. Prima le buste paga venivano aggiornate sulla base dell'inflazione programmata. Ora chi ha firmato vuole passare all'inflazione previsionale stabilita da un istituto indipendente, in modo che il tasso non sia più deciso a priori dal governo ma sia più "reale". La Cgil dice "no" perchè nel nuovo calcolo viene depurata la componente energetica. «Il lavoratore che paga i rincari di benzina e bollette - spiega Epifani - negli aumenti contrattuali si vede così togliere gli incrementi dell'energia, così paga due volte. E poi l'Isae, che dovrebbe calcolare la previsione di inflazione, è un ente legato al Tesoro e quindi non imparziale».
Molto dibattuta la questione della contrattazione di secondo livello. Secondo i firmatari solo a livello aziendale è possibile mettere insieme maggior salario e maggiore produttività. Secondo la Cgil, la modifica «non allarga la contrattazione ma la riduce».
Ci sono poi differenze anche sulla durata dei contatti nazionali di categoria.
Molte le reazioni, politiche e sindacali a quanto avvenuto. Per Epifani il nuovo sistema «riduce lo spazio della contrattazione, non la innova e non la amplia, ma fa sì che il contratto nazionale non recuperi mai del tutto l'inflazione reale». «In prospettiva - spiega il segretario della Cgil - i lavoratori vengono messi in una condizione di difficoltà e debolezza».
«La Cgil si è autoisolata - sostiene Raffaele Bonanni, segretario della Cisl - ma noi andiamo avanti perchè in questo momento, il lavoro e la persona tornano ad essere centrali». E a chi gli chiedeva se, adesso, il sindacato sia definitivamente spaccato, Bonanni risponde: «Spero di no, spero che si ricucia. Ognuno si deve prendere le sue responsabilità». E il ministro del lavoro, Sacconi: «Più che una spaccatura, c'è un isolamento della Cgil rispetto a tutte le altre organizzazioni sindacali e a tutte le organizzazioni dei datori di lavoro. In una stagione come questa, credo che sia importante che imprenditori e lavoratori concordino. Se ci sarà crescita questa sarà condivisa. Ora si chiede al lavoratore di andare in cassa integrazione, ma il lavoratore deve sapere che, se ci sarà produzione di ricchezza, egli vi parteciperà. Questa è la vera novità di questo accordo». Negativo il parere di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: «Si distrugge il contratto nazionale di lavoro e si pongono le condizioni per tagliare ulteriormente gli stipendi».

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