ROMA - «Aiuteremo i privati, le singole famiglie. Meglio destinare direttamente a loro le risorse, sostenerli nella ricostruzione delle abitazioni e delle imprese. Se dobbiamo seguire un modello del passato, meglio seguire quello del Friuli». Silvio Berlusconi ha detto ieri al vertice di maggioranza che questa sarà la sua linea e che dovrà essere visibile già nel primo decreto-legge. Intanto però, insieme a Giulio Tremonti, ha reagito con durezza alla stima fatta da Roberto Maroni («Ci vorranno, alla fine, 12 miliardi per la ricostruzione»). Tanto per il premier quanto per il ministro dell'Economia «è un dovere restare intorno agli 8 miliardi, comunque sotto il tetto dei 10».
Conclusa la prima fase dell'emergenza, indubbiamente il problema delle risorse sta progressivamente diventando la priorità nell'agenda del governo. E le difficoltà sono moltiplicate dalla crisi economica. Dopo il «chiarimento politico» con la Lega Berlusconi e Tremonti si sono rivisti anche in serata (per una parte della riunione ha partecipato anche Guido Bertolaso), ma ieri l'intesa tra i due è stata piena solo nel ridimensionare le previsioni del ministro dell'Interno. Per il resto restano ancora da definire gli strumenti per reperire i fondi necessari alle prossime settimane. Tremonti ha presentato una serie di ipotesi e simulazioni. Tra queste anche una tassa sui redditi superiori ai 130-140 euro, sul modello di quella proposta dal Pd. Berlusconi però non ha approvato. Ha chiesto al ministro di studiare altre soluzioni, di cercare comunque alternative a nuove imposte.
Il Consiglio dei ministri, che il premier stesso aveva annunciato per domani a L'Aquila, è stato rinviato di una settimana. Naturalmente ha pesato la scelta, imposta dalla Lega, di separare il referendum dall'election-day. Anche se il Viminale contesta il costo aggiuntivo di 330 milioni, sbandierato dai promotori, Berlusconi sa bene quanto oggi sia impopolare la decisione di rinviare il referendum al 21 giugno. La «tassa sui ricchi» nella versione Pd (due punti in più di Irpef per i redditi oltre 120 mila euro) aveva un gettito potenziale di 500 milioni. Se il governo decidesse di istituirla a partire da una soglia di reddito più alta, incassando così meno di 500 milioni, le opposizioni parlerebbero subito di una tassa per finanziare il referendum anziché la ricostruzione in Abruzzo. Anche per questo Berlusconi ha smentito il tam tam con una nota ufficiale di Palazzo Chigi: «È assolutamente infondato e del tutto falso che sia stata presa alcuna decisione in merito ad una tassa sui ricchi diretta a qualsiasi scopo».
Berlusconi oggi tornerà a L'Aquila. E ieri al vertice ha preferito soffermarsi sulla strategia della ricostruzione: priorità agli interventi di sostegno diretto alle famiglie e alle imprese, anche con erogazioni a fondo perduto, purché vengano rispettati i parametri di sicurezza e il pieno utilizzo del denaro pubblico. Intanto, il quoziente di difficoltà continua a crescere per Tremonti. Nella strategia del Tesoro l'intervento di maggior peso resta lo scudo fiscale. Più o meno nella formula già sperimentata: rientro dei capitali dall'estero con una tassazione bassa. L'opposizione protesta, parla di regalo agli evasori, ma questo Tremonti l'ha messo nel conto. Il suo obiettivo è aumentare la base contributiva, comunque ci sarebbe un effetto a breve sul gettito. L'auspicio è che non sia inferiore a 2 miliardi. E la somma potrebbe essere destinata anche interamente all'Abruzzo. Però non sarebbe fruibile prima dell'anno prossimo. Servono insomma altre risorse in tempi brevi.
Tra le ipotesi allo studio del Tesoro c'è sempre quella di un'addizionale sui giochi come Lotto o Superenalotto, oppure l'istituzione di una lotteria specifica per l'Abruzzo. Allo studio anche un aumento del fondo per il 5 per mille, o comunque la creazione di un istituto parallelo, dopo l'assicurazione del ministro che «non saranno tolte risorse al volontariato». In ogni caso, si tratta di fondi probabilmente insufficienti alla necessità. Tra il decreto sull'emergenza, che dovrà essere varato al prossimo Consiglio dei ministri, e la legge finanziaria per il 2010 potrebbero essere necessari almeno 1,8-2 miliardi. Il Tesoro ha pronta anche la simulazione di un prelievo straordinario sugli ultimi due scaglioni Irpef, in pratica per i contribuenti con oltre 55 mila euro di reddito. Ma Berlusconi vorrebbe evitarlo e ha chiesto a Tremonti di fare tutto il possibile. Comunque ha ribadito che dovrà avere il carattere eccezionale dell'una tantum (come fu l'eurotassa di Prodi).
Un contributo per l'emergenza verrà anche dal fondo di solidarietà di Bruxelles. Tuttavia anche le risorse europee saranno più utili nel medio periodo (grazie alla riallocazione dei fondi strutturali): il ministro Ronchi sta lavorando anche alla richiesta di una «zona franca» per L'Aquila e il vicepresidente della Commissione Tajani ha stimato il contributo complessivo dell'Ue in 500 milioni.