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Pescara, 28/04/2026
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Data: 16/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - Elezioni, verso il rinvio delle amministrative. Contributo di 5mila euro per ogni consigliere regionale: ma la maggioranza non trova l'accordo

PESCARA - Problemi di organizzazione, sicuramente. Ma anche imbarazzo, vergogna, opportunità. C'è tutto questo e anche altro nella richiesta di rinvio delle elezioni amministrative che parte dalle zone terremotate, dai sindaci dei Comuni colpiti dal sisma e dal presidente Gianni Chiodi. Che intanto ieri ha preso consiglieri e assessori e ha suonato la sveglia della solidarietà e organizzato la colletta per i terremotati. Rinvio delle elezioni e contributi: di questo si è parlato ieri nella riunione-fiume della maggioranza convocata alla Reiss Romoli.
Perchè ci vuole la faccia ad appiccare i manifesti, a parlare di politica, a spendere soldi e allestire i seggi quando sessantamila persone piangono ancora i morti e sono accampate nelle tende o negli alberghi. E nessuno ce la vuole mettere. Non Gianni Chiodi che ieri l'ha detto chiaro e tondo: «Ritengo che le elezioni amministrative debbano essere rinviate nella provincia dell'Aquila anche se, naturalmente, non sarò io a decidere: i cittadini si indignerebbero». D'accordo l'opposizione in Consiglio regionale: «Concordo con il presidente Chiodi: in Abruzzo sarebbe bene rinviare tutte le elezioni amministrative, perchè sarebbe di cattivo gusto in questo momento una campagna elettorale», dice l'ex deputato di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo. Quindi non solo all'Aquila ma in tutto l'Abruzzo, sostiene Acerbo, perchè è «bene rinviare ovunque le amministrative, penso che la cosa migliore sia quella di non assistere a polemiche tra le forze politiche».
Ma dappertutto no, non è d'accordo il senatore e vice coordinatore del Pdl Fabrizio Di Stefano, opportuno rinviare le elezioni all'Aquila: «Soprattutto perchè ventimila aquilani sono fuori dal capoluogo e sarebbe difficile organizzarli per il voto, problema che si porrà comunque per le Europee e che probabilmente sarà risolto con un decreto che li autorizzerà a votare nelle zone in cui sono alloggiati. Ma c'è anche un problema di opportunità, di buon gusto. Non è il momento di fare campagna elettorale e scontrarci in un momento così difficile. E poi i seggi, dove li dovremmo mettere? Ma non vedo la ragione di rinviare le elezioni di Pescara o di Chieti o di Teramo». Rinvio a ottobre dunque, ma limitato all'Aquila, chiede Di Stefano.
E anche i sindaci dei Comuni terremotati sono favorevoli ad un rinvio delle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno. È quanto è emerso dall'incontro che si è svolto ieri all'Aquila nella sede della Scuola dei sottufficiali della Guardia di Finanza, tra i sindaci delle zone terremotate ed il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici; all'incontro è intervenuto anche il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, il quale ha informato che venerdì prossimo incontrerà i primi cittadini per fare il punto sulla situazione. «Nel corso dell'incontro - ha riferito Domenici - l'opinione prevalente dei sindaci è stata quella del rinvio; bisogna ancora definire alcune modalità tecniche; per esempio il periodo che potrebbe variare da sei mesi ad un anno e quale area dovrebbe essere interessata. Il rinvio - ha concluso Domenici - dovrebbe riguardare i Comuni della Provincia de L'Aquila». La decisione sarà presa entro la prossima settimana, nel termine del 40 giorni prima della data fissata.
E sui contributi ai terremotati arriva anche la Regione Abruzzo, ultima dopo i parlamentari, le Province e i Comuni più lontani e dopo le strigliate dei giornali. Ma non è ancora detta l'ultima parola, perchè alla fine la riunione si è sciolta senza una decisione: l'argomento è stato affrontato e annegato in una lunga serie di disinguo. Sull'entità, sul conto in cui fare confluire i contributi. E addirittura Pagano ha proposto che nel conto da creare potessero confluire anche i contributi dei consiglieri regionali del resto d'Italia, un modo per rendere molto ardua la solidarietà. Si parla di una cifra che non raggiunge neppure una mensilità per ogni consigliere e assessore regionale, compresi i due assessori esterni: circa cinquemila euro a testa. Tanto per cominciare, chiarisce Chiodi. D'accordo anche i consiglieri di opposizione, interpellati ieri mattina in un rapido giro di consultazione durante i lavori delle commissioni consiliari. Una cosa è certa: la Regione non verserà i suoi fondi alla Protezione civile, quindi probabilmente sarà istituito un conto ad hoc oppure sarà costituita un'associazione onlus. Dovrà deciderlo la presidenza del consiglio, ma quando non si sa. Neppure come, neppure se. Alla faccia della solidarietà.



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