Alle urne nel giorno dei ballottaggi o tutto rimandato al 2010: Pdl diviso, deciderà il premier, consultando anche l'opposizione
ROMA. Berlusconi rivela che l'election day (l'accorpamento il 6-7 giugno delle elezioni e del referendum) non si farà perché la Lega avrebbe fatto cadere il governo. Ma quando si voterà davvero non è ancora chiaro. Ieri sera l'ufficio di presidenza del Pdl ha dato mandato al premier di verificare «se la data possa essere il 21 giugno o se sia il caso di rinviare il referendum».
«Abbiamo tenuto conto delle parole di esponenti dell'opposizione come D'Alema - dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine della riunione - secondo cui potrebbe essere possibile rinviare la data del referendum». «In ogni caso, sia si scelga il 21 o si scelga il rinvio, sarà necessaria una leggina», dice ancora La Russa. Di D'Alema, dunque, la sponda più importante per il rinvio. «Il rinvio di un anno può essere utile per fare in Parlamento una coraggiosa e radicale riforma della legge elettorale», aveva detto.
Una cosa è certa, Bossi ha vinto. Il leader del Pd Dario Franceschini attacca quella che definisce la Bossi-tax, «una tassa che pagheranno tutti gli italiani» grazie «al cedimento di Berlusconi alla Lega». Anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria denuncia: «E' assolutamente inaccettabile non accorpare le date».
Il mancato accorpamento delle diverse consultazioni causerà una spesa aggiuntiva per le casse dello Stato di circa 400 milioni, accusa l'opposizione che, con Anna Finocchiaro (Pd), descrive un governo «sotto il ricatto della Lega». Alle critiche del Pd ma anche a quelle del presidente della Camera Gianfranco Fini, Berlusconi replica che non si è trattato di una «una debolezza del presidente del consiglio, ma abbiamo ceduto alla richiesta di un partito della maggioranza che se non avessimo accettato avrebbe fatto cadere il governo». Una scelta, ha insistito, fatta «per il bene del Paese». Le critiche? «Polemiche fuori luogo. Non si poteva andare ad inseguire facendo cadere la maggioranza». E sulle accuse di sprechi di pubblico denaro osserva che i 400 milioni sarebbero «cifre lontanissime da quelle reali e comunque le ridurremo accorpando il referendum al ballottaggio per le amministrative». Se lo farà. Quanto a Fini «non c'è nessuna polemica».
Affermazioni che non convincono Emma Marcegaglia: «Decidere di non accorpare la data del referendum con quella di altre elezioni, spendendo 400 milioni dei cittadini, è assolutamente inaccettabile - afferma la presidente di Confindustria - Prima di parlare di un aumento delle tasse vorrei vedere uno sforzo vero di riduzione della spesa pubblica improduttiva su cui invece non è stato fatto niente». Anche la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro insiste: «Quello che ha detto Berlusconi conferma ciò che noi andiamo dicendo da settimane. La Lega sul referendum ha ricattato il governo». Per giustificare la scelta «hanno detto che c'erano problemi di incostituzionalità, che gli italiani non avrebbero capito e tante altre stupidaggini. La verità è una sola: che per motivazioni puramente politiche e per mantenere il patto con la Lega Berlusconi e il suo governo sprecano centinaia di milioni che avrebbero fatto davvero comodo per rispondere all'emergenza del terremoto».
Antonio Di Pietro ritiene che votare per il referendum «in una data diversa da quella delle elezioni è un furto penale, perché c'è l'appropriazione indebita di denaro pubblico e un furto di democrazia». «Abbiamo soltanto parlato dell'opportunità della data per il referendum e basta», commenta Angelo Alessandri (Lega) e nega ipotesi di crisi.
Il partito del rinvio del referendum è uscito allo scoperto. Per D'Alema un anno può essere utile per fare una coraggiosa riforma elettorale. Si era subito associato Ignazio La Russa: «Continuo a pensare che la soluzione del rinvio del referendum sia quella migliore».
Anche per Benedetto della Vedova (Pdl) «piuttosto che votare il primo giorno d'estate, sarebbe meglio rimandare il referendum l'anno prossimo». Decisione ora sempre più possibile.