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Pescara, 28/04/2026
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Data: 18/04/2009
Testata giornalistica: Il Centro
TERREMOTO IN ABRUZZO - In settecento nei vagoni-letto. L'orgoglio a Murata Gigotti: «Noi siamo aquilani, resisteremo» La notte in treno e poi di giorno ad aiutare in tendopoli

L'AQUILA. Dalla stazione ferroviaria a Murata Gigotti di Coppito c'è una manciata di chilometri. Gli artigli del terremoto li hanno percorsi in un attimo, aprendo squarci orribili nelle case. Alcune vite sono state rubate, altre segnate. Dalla stazione ferroviaria a Murata Gigotti c'è una manciata di chilometri, ma sembrano molti di più perché le catastrofi dilatano lo spazio e il tempo: per ora esistono solo la vita prima del terremoto e quei maledetti 20" congelati alle 3.32 del 6 aprile. Il resto va costruito. Gli aquilani, gente tosta, si sono adattati all'inevitabile precarietà, ma non la subiranno a lungo.
Lo si capisce subito: nei vagoni letto della stazione vanno solo a dormire e nella tendopoli di Murata Gigotti c'è un'ammirevole voglia di fare. Dal pomeriggio di martedì 7 aprile, le Ferrovie hanno piazzato 18 vetture-letto nella stazione per ospitare i senza tetto. I vagoni sono stati divisi in tre blocchi, ognuno dotato di locomotore diesel in grado di garantire, a seconda delle necessità, riscaldamento, luce e condizionamento. «All'inizio i posti erano 830, poi sono diventati 980. Adesso abbiamo circa 700 terremotati», dice Dario Recubini, ufficio stampa delle Ferrovie di Stato per Abruzzo, Marche e Molise». Fino all'ora di pranzo, i vagoni sono vuoti. «Di giorno, si cerca di rendersi utili dove serve. Qualcuno torna a casa per salvare il salvabile. E' meglio qui che nelle tendopoli, decisamente meglio», spiega Anna Lacasella, barese scampata al terremoto insieme al marito aquilano e al figlio di 4 anni. «Durante la scossa, ci siamo precipitati verso l'unica via di scampo, la finestra del primo piano della nostra abitazione monofamiliare. Per fortuna, non è stato necessario saltare giù. Mio marito aveva il bimbo in braccio che, frastornato, ha cominciato a urlare: "Papà perché mi vuoi gettare dal balcone?". Ora il bimbo è dai nonni, ad Adelfia, in provincia di Bari, e al telefono continua a chiedermi perché il papà volesse gettarlo giù».
In una vagone si vede un po' di movimento. Il romeno Ion Iordan è un manovale che, tra un lavoretto e l'altro, si è trovato tra gli sfollati. «La paura è stata tanta. Mi spiace per tutto questo. Mia moglie vive a Perugia, ma non la raggiungerò. Sono un lavoratore e qui, tra non molto, ci sarà tanto da fare». Chi ha lavorato una vita per costruirsi una casa finita in rovina è Florido Iapadre, nativo di Lucoli Casamaina. «Sto all'Aquila da una quindicina d'anni. Io e mia moglie Rita Chiaravalle avevamo una bella abitazione in via Venanzio Lupacchini. Credo in Dio, ma mi chiedo come tutto possa finire in un attimo».
Una ruspa gigantesca abbatte un palazzotto pericolante nel piazzale Caduti 8 dicembre 1943. Poi, si sposta verso il malmesso Consorzio agrario provinciale, emettendo la stessa inappellabile sentenza. I volontari dell'Associazione nazionale carabinieri osservano. «Quanta distruzione», esclama Serge Marino di Torino. Giovanni Guiducci, il responsabile del gruppo, aggiunge: «Il sisma ha fatto danni, ma la gente resta integra moralmente. Con gli aquilani abbiamo creato un bellissimo rapporto. Sono coinvolti in tutto». Per Fabrizio Gazziero di Venaria «il peggio è passato». Qui e là si leggono gli stemmi di Alba, Busca, Chivasso, Venaria e Sommarina Perno. Dal comune di Andezeno, vicino Torino, tramite la Protezione civile di Chivasso-Venaria, è arrivato un camper pieno di giocattoli. L'automedica, invece, porta il logo degli Ospedali riuniti di Bergamo. E' un'Audi Q7 nuova di zecca. «Le cose vanno meglio da quando mi occupo io della mensa», sottolinea Francesco Lombardo, un fiorentino militante dell'Italia dei valori. L'aquilano Tonino Scardone, invece, si chiede dove sia finita la cucina da campo che era stata promessa. Il quesito interessa poco o nulla i volontari della Legambiente di Montesilvano e Decontra di Scafa. Loro, in cucina, ce la mettono tutta.
Dai vagoni-letto della stazione alla tendopoli di Murata Gigotti, al centro storico di Coppito. L'aria è quella di un campeggio: ci sono i bimbi che giocano a pallone e i cavalli al pascolo. La cucina, poi, è di altissimo livello grazie ai cuochi della scuola alberghiera di Villa Santa Maria. «Tutti vogliono venire a mangiare qui», spiegano quelli della locale Pro Loco, visibilmente impegnati nel tentativo, finora riuscito, di far filare al meglio le cose nel campo gestito da Cigl, Cisl e Uil. I tre sindacati hanno portato la loro cucina da campo. La comunità di Murata Gigotti non ha subìto lutti, ma deve fare i conti con la forza devastante del sisma. La storica hostaria "Le salette aquilane" è chiusa. Sabrina Plazzi e Carlo Ciotti, i titolari, giurano che riprenderanno l'attività nel più breve tempo possibile. Lo staff di Tv1, la tv aquilana, racconterà anche la loro storia. Tecnici e giornalisti hanno continuato a lavorare malgrado i danni subìti nella sede di Bazzano. «Andiamo avanti con i mezzi che si sono salvati», racconta Giosafat Capulli, giornalista e imprenditore. «Siamo aquilani e non getteremo mai la spugna». Il medico Giovanni Flati arricchisce il concetto. «Non sono andato via e non me ne andrò. La comunità ha bisogno di me. Vivo in tenda davanti alla mia casa di Genzano, ma di giorno continuo a lavorare. Mi hanno promesso un camper attrezzato per le visite nei villaggi». Suo figlio Giacomo aveva un centro di estetica. Con l'attrezzatura e il materiale scampati al disastro va in giro e fa quel che può. La gente apprezza. «Il pagamento? Non m'importa. Basta un'offerta. Siamo tutti nella stessa situazione». Il presidente del Centro sociale anziani, Gualtiero Chiaverotti, racconta che il suo distributore Api sta lavorando sodo. «In alcuni giorni anche 24 ore su 24 perché qui non vede mancare nulla. E per i volontari, i nostri angeli, il caffè è gratis».

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