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Pescara, 28/04/2026
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Data: 18/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - D'Agostino: m'incateno davanti a Bertolaso. Il Presidente della Provincia invoca lo stato di emergenza e oggi, al Circus di Pescara, metterà in atto la protesta

«Non accettiamo commissari da Roma. Saremo noi abruzzesi a decidere come ricostruire»

Teramo intende essere della partita "emergenza". E questo anche con gesti eclatanti come ad esempio l'incatenarsi dinanzi agli occhi di Guido Bertolaso oggi al cinema Circus a Pescara. Ad eseguire l'atto è il presidente della Provincia di Teramo Ernino D'Agostino che conia il motto "passare dalle parole ai fatti" invocando pertanto lo stato di emergenza per il nostro territorio. E snocciola dati in una triste litania di centinaia e centinaia di edifici pubblici e privati inagibili, di centri come Castelli e Faiano con criticità elevate, con altrettante centinaia di persone senza abitazione, con decine e decine di milioni di euro di danni solo per l'area teramana e con l'emergenza sulla costa dove sono ospitati in hotel e camping più di 15 mila sfollati aquilani. «Tuttora gli albergatori sono privi di certezze» aggiunge D'Agostino «ed il sistema turistico locale è fortemente compromesso». Per non parlare dello stato delle scuole superiori danneggiate e dell'inagibilità della stessa sede della Provincia che a giorni traslocherà in Via Carducci nell'edificio vuoto dell'ex Banca D'Italia. Le spese da affrontare sono enormi e all'occasione si chiede anche di poter superare i rigidi vincoli del Patto di stabilità: lo stato di emergenza diventa quindi prioritario per Teramo per accedere agli aiuti, a tutta quella serie di agevolazioni che si possono ottenere con questa formula. Con la Protezione Civile non esiste «un buon feeling e corrispondenza di dati». D'Agostino invoca un grande piano nazionale di ricostruzione con il gingle "l'Abruzzo agli abruzzesi", con le imprese nostrane in prima fila: «Non accettiamo commissari da Roma» ringhia il presidente, sguardo tagliente e volto rigido. E si va a scudisciate d'orgoglio: «Saremo noi abruzzesi a decidere come ricostruire la nostra regione e questo evitando il rischio di infiltrazioni mafiose». Non vuole una "colonizzazione" di calcestruzzi forestieri e chiede al concittadino Chiodi una seduta aperta in Regione per discutere delle proposte. Come ad esempio quella della rimodulazione immediata dei programmi Fesr, Fasn e Fse, in maniera tale da rendere subito "cash" i finanziamenti già stanziati per l'Abruzzo, senza dimenticare di aggiungere un tavolo per gli aiuti all'università aquilana anche attraverso strutture teramane. Il segretario Pd Peppino Di Luca fa subito due conti e stabilisce che i 70 milioni di euro messi a disposizione ("impegnati e non stanziati") a fronte degli 8-12 miliardi di danni previsti, «saranno terminati entro 100 giorni», perché solo a Teramo il costo giornaliero degli sfollati del terremoto «ammonta a 750 mila euro». «Tutto ciò diverrà un grave problema sociale» mette in chiaro il vice presidente Giulio Sottanelli.

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