L'AQUILA - «Chiuderemo le tendopoli prima dell'autunno» promette Berlusconi, ma per alcune famiglie non si sono ancora aperte. Purtroppo. E molti nuclei dormono ancora in auto. La voce di Anna arriva come un tuono e le parole sono velenose. Denuncia ciò che non dovrebbe mai accadere in una situazione drammatica, in cui soffrono tutti, senza distinzione di ceto. «E, invece, non è così -attacca subito- Io e la mia famiglia siamo costretti a dormire in auto perché, dicono, non ci sono tende disponibili. Poi, però, arrivano i "privilegiati" ed ecco che le tende spuntano dal nulla, belle e azzurre, comode e riscaldate. Ma io non ho gli stessi diritti? No, così non va bene. Leggo che le tendopoli funzionano, ma non è vero o, almeno, non è vero che funzionino tutte. Dove sono? Io e la mia famiglia stiamo a Bazzano. Qui le cose, per molti, sono rimaste com'erano il 7 aprile, all'indomani della tragedia».
Eppure siamo stati in quella tendopoli e tutto sembrava ordinato, preciso, in regola, senza polemiche. La mensa, poi, era (è) un vero e proprio gioiello, con cibo di buonissima qualità. Tutti cortesi, tutti pronti a garantire l'assegnazione ordinata delle tende. «Mah, a me non sembra -replica Anna- Pensi che ho chiesto una Coca Cola per i miei figli e mi hanno risposto che non c'era. Poi ho visto altri bambini con la Coca Cola... Non è possibile che ci siano delle distinzioni anche in situazioni di questo genere, non è umano. I miei ci sono rimasti malissimo. Voglio denunciare questi episodi, voglio denunciare i soliti privilegiati, i furbi delle tendopoli».
Beh, è incredibile: segnalazioni di questo genere arrivano da tutte le parti, da diverse zone. La gente è già su tutte le furie nel vedere le tende della Protezione civile in alcuni giardini quando sa che in quelle case non ci sono invalidi totali o inquilini con gambe rotte, bensì l'amico del politico o il parente del soccorritore. Lo diventa ancor di più quando, nella stessa tendopoli, deve sopportare condizioni di disagio superiori a quelle di alcuni "raccomandati". «Neanche qui, nella disgrazia, siamo tutti uguali» chiosa Anna che, poi, chiede il semianonimato perché teme di non vedere più l'agognata tenda se individuata...
Non va bene neanche ad Arischia, che rientra nel Comune dell'Aquila, ma, per la tendopoli, "dipende" dalla Protezione civile del Comune di Pizzoli. «I miei parenti dormono in quindici in una tenda che non è neanche riscaldata, mentre altrove...» afferma un giovane. Mentre altrove? «Si sa, no? A Roio, a Pile e ad Arischia ho visto tende della Protezione civile nei giardini, davanti alle ville... Sicuri che siamo in presenza di tutti aventi diritto?». Mah! Mica tanto, se lo stesso assessore comunale Pierluigi Pezzopane, l'altro giorno, confermava il fenomeno: «In realtà non tocca a noi eseguire controlli di questo tipo. Però sono sorpreso anch'io per il gran numero di tende nei cortili privati. Non capisco quali siano stati i criteri di assegnazione, che dovrebbe essere concessa soltanto in casi eccezionali. Io stesso sono riuscito ad averne assegnate solo due, una per riaprire l'ufficio Anagrafe e l'altra per la centrale notturna dei Vigili urbani. Evidentemente, come in tutte le vicende, anche in questa vengono fuori i furbi». E non è ancora iniziata la ricostruzione...Intanto, per oggi e domani, s'annuncia maltempo: sarà dura, nelle tende.