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Pescara, 28/04/2026
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Data: 19/04/2009
Testata giornalistica: Il Centro
TERREMOTO IN ABRUZZO - «Il mio allarme inascoltato» Cialente: prima della tragedia ho chiesto aiuto a governo e Regione

«L'inchiesta sui crolli? Rossini fa bene a non escludere il dolo ma io credo sia stata imperizia

L'AQUILA. «Ho scritto, sì, ho scritto il telegramma e fatto tutto quello che dovevo fare. Alle prime due scosse ho chiamato la tv per dire: chiudo le scuole, mettete il serpentone. Poi mi sono messo a dormire dentro casa e ho sentito la scossa come tutti gli aquilani». Il sindaco Massimo Cialente ripercorre le ultime ore prima del sisma e conferma l'esistenza di un carteggio con la Regione per chiedere lo stato di emergenza. «Allarme ignorato? Ma no, non voglio polemiche».
Sindaco Cialente, lei ha chiesto aiuto cinque giorni prima della catastrofica scossa e nessuno l'ha ascoltata?
«Ho fatto tutto quello che dovevo fare. Una delibera di giunta comunale del 2 aprile chiedeva la dichiarazione dello stato di emergenza alla luce delle numerose scosse cominciate il 16 gennaio scorso. La richiesta di aiuto al governo era stata anticipata attraverso un telegramma alla Regione. Da lì, sentita la Protezione civile, sarebbe dovuto arrivare al governo. Erano giorni di grande agitazione. Le scosse avevano creato allarme e noi ci eravamo mossi soprattutto per assicurare l'incolumità degli studenti. Non ricordo se la richiesta fu inoltrata il 2 o il pomeriggio del 3. Era un fine settimana e lunedì mi ero ripromesso di andare di persona da Bertolaso per chiedere il sostegno del governo. Ci siamo sentiti per telefono e mi aveva detto che c'era attenzione nei confronti dello sciame sismico».
Ci sono, a suo parere, responsabilità e omissioni?
«Non voglio fare polemiche. Non voglio attribuire responsabilità a nessuno. Dico solo che ho fatto tutto quello che potevo fare e c'è stato un sovrapporsi di tempi. Col senno di poi ammetto che non si poteva perdere nemmeno un minuto di più, visto quello che è successo. Il sindaco tutto quello che poteva fare lo ha fatto, quella notte, dopo le prime due scosse, io ho dormito, per così dire, a casa. Visti i primi segnali del terremoto, ho deciso che per il giorno successivo avrei comunque chiuso tutte le scuole e per questo ho chiamato la tv per far mettere un annuncio in sovraimpressione. Poi mi sono addormentato e c'è stata la forte scossa».
Lei stesso, dunque, ha dormito in casa?
«Sì, per modo di dire. Ma dopo la scossa siamo scappati fuori, io e i miei familiari, e siamo andati subito con i tecnici comunali per capire cos'era successo. In quei momenti ricordo il grosso armadio della mia camera che veniva verso di me e poi si allontanava. In casa mia è caduto tutto a terra. L'allarme l'ho lanciato mentre ero alla disperata ricerca di fondi per riparare i danni dello sciame sismico sugli edifici scolastici. Avevo l'incubo del patto di stabilità e avevo bisogno di soldi. Per quello ho scritto al governo. Ma oggi non voglio fare polemiche, bisogna pensare a ricostruire».
Cosa pensa dell'inchiesta?
«Fa bene il procuratore Rossini a non escludere l'ipotesi del dolo, ma più che dolo penso all'imperizia nella realizzazione delle opere. Bisognerebbe controllare i cantieri di tutte le opere pubbliche in Italia e anche maggiori controlli su chi fa impresa perché il loro lavoro sia al più alto livello».
Perché tanta devastazione in città?
«Sono 12 le case che non dovevano crollare e che sono cadute provocando morti. La gente in queste case stava tranquilla. Quella di mia cognata, che è crollata e la famiglia è salva per miracolo, era una casa della media borghesia aquilana tra le più prestigiose. Sono crollate proprio le case più prestigiose della città: appartamenti rifiniti bene, bei palazzi, splendidi panorami».
La sinistra, dice il presidente del Consiglio Berlusconi, non controllava i costruttori. E' vero?
«E' una polemica fuori posto. Sono sconcertato: la sicurezza non è né di destra né di sinistra. E' da ventuno mesi che governo la città, dopo dieci anni di governo di centrodestra e nonostante le ristrettezze di bilancio ho fatto tutte le verifiche che potevo sugli edifici di mia competenza».

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