ROMA Per Giulio Tremonti, la prospettiva di una «apocalisse finanziaria» potrebbe ormai essere alle nostre spalle. Il ministro dell'Economia, fedele alla propria diffidenza verso la scienza economica in generale, e le sue capacità di previsione in particolare, non vuole indicare una data per l'avvio della ripresa a livello globale. Ma nel corso della trasmissione Rai In mezz'ora, richiesto di commentare l'articolo di Romano Prodi sul Messaggero in cui l'ex presidente del Consiglio vede una possibile svolta dopo l'estate, mette l'accento su alcuni segnali positivi, o quanto meno non negativi.
Se la crisi è nata nel mondo finanziario e bancario americano, argomenta Tremonti (riprendendo concetti già espressi venerdì a Berlino in un convegno dell'Aspen Institut), allora sul quel fronte pare di vedere quanto meno una riduzione del rischio. «Nessuno pensa più all'apocalisse finanziaria e non vedo più la paura di un crollo della finanza». Allo stesso tempo la caduta del commercio internazionale, che era stata la conseguenza più negativa (in particolare per l'Italia) dei cataclismi finanziari, pare essersi arrestata. Certo non è il momento di usare toni eccessivamente ottimistici perché, ricorda il ministro «siamo ancora in una situazione incognita». Però «c'è una prospettiva in cui la speranza si sostituisce alla paura». E «l'incubo degli incubi è finito».
Nel corso della stessa trasmissione Tremonti parla anche del terremoto abruzzese e delle sua conseguenze sui bilanci pubblici. Ribadisce, come già indicato dal presidente del Consiglio, che non ci saranno nuove tasse per finanziare la ricostruzione, perché le risorse per intervenire già ci sono. Quattro i capitoli già esistenti a cui si potrebbe attingere: i fondi europei, il fondo per il sostegno alle imprese gestito da Palazzo Chigi, che vale circa 9 miliardi (provenienti per lo più dal Fas), gli investimenti degli enti previdenziali e quelli della Cassa Depositi e Prestiti. Una stima del costo totale degli interventi però ancora non c'è, e non potrà arrivare prima di alcuni giorni.
I contribuenti dunque non saranno chiamati a versare una tantum per l'Abruzzo, nemmeno i più facoltosi. Anzi, chi disponendo di mezzi avrà fatto donazioni a favore delle zone colpite dal sisma, potrà fare conti su una possibilità di dedurre l'offerta dall'Irpef, in misura maggiore rispetto a quanto avviene con le norme attuali.
Il prudente ottimismo di Tremonti è condiviso da un collega di governo, il ministro del Lavoro Sacconi. Che chiede alle imprese di fare la loro parte con una sorta di moratoria dei licenziamenti. «Ci sono le condizioni per un cauto ottimismo - spiega Sacconi - se si considera, per la prima volta dopo mesi, la crescita del 3,5 per cento degli ordini dall'estero, se si considerano gli andamenti dei noli, i segnali positivi che provengono perfino dall'acquisto di beni durevoli».
Di qui l'invito alle imprese a mantenere i lavoratori all'interno delle aziende. Anche grazie agli ammortizzatori sociali disponibili, spiega Sacconi «le imprese possono mantenere il rapporto di lavoro anche se sono costrette a ridurre la produzione e quindi l'attività lavorativa».